Colle Capitolino
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tipologia:
Opere varie archeo
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quota:
37m -
anno:
0
Colle Capitolino
Il Campidoglio, detto anche Mons Capitolinus, è il più piccolo dei 7 colli, alto 45 metri, la leggenda tramandata da Fabio Pittore e raccontata da Varrone, vuole che il nome del colle derivi dal ritrovamento del teschio di un guerriero etrusco, rinvenuto verso il 510 a..C. al tempo dei Tarquini durante lo scavo delle fondamenta per l'edificazione del tempio di Giove. In realtà però il nome esisteva già per il colle Quirinale nel quale sorgeva un un altro tempio dedicato a Giove che per distinguerlo da quello del Campidoglio chiamato Capitolium novum, (Campidoglio) qui si chiamava Capitolium vetus, vecchio, (Quirinale) E sul colle Quirinale non era stato rinvenuto alcun teschio, che desse origine al nome "Capitolium". Il nome del colle deriva quindi, molto probabilmente dal tempio di Giove Capitolino (Capitolium), o tempio di Giove Ottimo Massimo, o Giove Capitolino, dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), che anticamente occupava la seconda sommità ed era solo un altare. Il tempio vero e proprio venne iniziato, secondo la tradizione, da Tarquinio Prisco, continuato da Tarquinio il Superbo e terminato solo all'inizio della Repubblica. Qui si svolgeva il sacrificio finale delle cerimonie trionfali, che precedentemente si concludevano al tempio di Giove Feretrio, risalente addirittura a Romolo, il cui nome si riferisce forse alla quercia, l'albero sacro che cresceva sul colle e al quale Romolo appese le armi prese in combattimento al re nemico (spolia opima).
Inoltre il tempio di Giove inglobava i santuari di Terminus e Iuventas, che, secondo il tradizionalismo religioso romano, si preferì incorporare piuttosto che distruggere. L'edificio subì numerosi restauri e ricostruzioni. Fu proprio durante le opere di scavo delle sue fondazioni che fu ritrovato un teschio umano attribuito dai contemporanei ad Aulo Vipsania (o Vibenna), uno dei comites dell'eroe Mastarna (Servio Tullio, l'altro essendo suo fratello Celio Vipsania); da questo si ipotizza che abbia preso nome l'intero colle: caput Auli da cui capitolium. Alcuni ritrovamenti archeologici nell'area sacra di Sant'Omobono, attestano che il Campidoglio era già abitato nell'età del bronzo. Secondo lo storico Tacito la zona del Campidoglio e quella del Foro Romano, furono aggiunte alla Roma quadrata di Romolo, da Tito Tazio. Il Colle è collocato tra la pianura del Foro Romano, la pianura di Campo Marzio e la pianura del Foro Boario in prossimità del fiume Tevere all'altezza dell'Isola Tiberina In antico il colle Campidoglio non era del tutto isolato, perchè era unito al colle Quirinale da una sella, che in seguito però venne spianata per la costruzione del Foro di Traiano. Il colle per la sua conformazione di rupi scoscese (famosa la rupe Tarpea), fu destinato fin dall'inizio come roccaforte.
Il Colle era diviso in due sommità , a sud-est il Capitolium e a nord-est l'Asylum dove oggi si trova la piazza del Campiglio. In origine l'accesso al colle era dato da una unica strada il "clivus Capitolinus", che partendo dal Foro Romano, proseguiva sulla via Sacra fino al versante orientale del colle. Vi erano inoltre due scalinate, una la "Scalae Gemoniae" che forse proseguiva con i Gradus Monetae che dalla valle del Foro Romano, presso il Comizio, portava all'Arx. Mentre l'altra scalinata chiamata "Centum Gradus", cento gradini, sul versante opposto, ad occidente, nella pianura di Campo Marzio, portava al "Capitolium", salendo per la rupe Tarpea. Nel 390 a.C. nonostante l'occupazione di Roma da parte dei Galli, il Colle Campidoglio non fu espugnato, in quanto era stato fortificato da mura difensive, che sono visibili ancora oggi. Proprio durante l'invasione gallica nel 390 a.C. vi fu l'episodio delle "oche capitoline" le quali tenute nel recinto sacro del tempio di Giunone, con il loro starnazzare svelarono il tentativo di assalto notturno dei Galli, e in ricordo dell'episodio venne eretto nel 345-344 a.C. il tempio di Giunone Moneta (moneta o "ammonitrice"). Proprio presso il tempio di Giunone vi fu la sede della prima zecca (officina moneta dal nome del tempio), da cui deriva il termine odierno di "moneta". Nel 378 a.C. con la costruzione delle mura Serviane, il muro difensivo del colle Campidoglio perse la sua funzione e furono aperte delle porte, una sul lato verso il Foro Romano (porta Saturnia, presso il tempio di Saturno, o porta Capitolini (mons), o porta Tarpeia, o ancora porta Pandana, ovvero "sempre aperta" per i Sabini in seguito all'accordo tra Romolo e Tito Tazio), permetteva l'accesso dal clivus Capitolinus, la via seguita dai cortei dei trionfatori. Una seconda porta (porta Catularia) si apriva sul lato opposto per un asse viario in salita (clivus) proveniente dal Campo Marzio, mentre una terza porta (porta Carmentalis verso sud-ovest) permetteva l'ingresso della scalinata dei Centum gradus, il cui nome evoca i cento gradini che scendevano dal Fornix Calpurnius sul lato della Rupe Tarpea, verso il teatro di Marcello. Altri nomi di porte del Campidoglio ci sono tramandati dalle fonti (porta Flumentana, forse verso nord-ovest, e porta Fontinalis o forse Ratumenna a nord-est). Un ulteriore accesso dal Foro Romano era costituito dalla scalinata delle Scalae Gemoniae, che salivano all' Arx in corrispondenza forse della scalinata attuale, passando tra il Carcer e il tempio della Concordia; sopra di esse venivano gettati i corpi dei giustiziati della vicina prigione per il delitto di lesa maestà sotto l'imperatore Tiberio. I gradus Monetae, scalinata diretta al tempio di Giunone Moneta, erano probabilmente un prolungamento delle Scalae Gemoniae nel punto più alto della cittadella. Nell'83 a.C. il colle fu distrutto da un incendio, che bruciò anche il Tempio di Giove. Venne ricostruito nel 79 a.C. e a cura di Lutazio Catulo e fu edificata la imponente fabbrica del Tabularium, una sorta di monumentale quinta al sottostante Foro Romano, che custodiva gli archivi dello stato, questo edificio, oggi è visibile nella parte posteriore del Palazzo Senatorio. Vi furono altri incendi e Adriano e Marco Aurelio portarono poi nuovi abbellimenti al colle, ormai divenuto solo luogo di culto e méta delle processioni e dei trionfi. All'epoca di Traiano, in seguito all'asportazione della sella montuosa per la costruzione del Foro di Traiano, il taglio nelle pendici orientali del colle fu regolarizzato con una facciata in laterizio con nicchioni, in parte ancora visibile presso l'attuale ingresso del Museo del Risorgimento. Il colle venne infine venne sistemato di nuovo da Domiziano, ma poi con la caduta dell'impero romano, il colle venne definitivamente abbandonato, tantè che perse il suo nome originario, per chiamarsi "Monte Caprino". Nel XVI secolo la zona ebbe una nuova ripresa, con la sistemazione di Michelangelo su commissione di Papa Paolo III della Piazza del Campidoglio, che possiamo ammirare fino ad oggi. Michelangelo cambiò l'orientamento del colle volgendolo alla parte nuova della città (verso il Vaticano). Furono quindi costruiti il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, attuali sedi dei Musei Capitolini. Nella piazza realizzata secondo il progetto di Michelangelo era già stata collocata la celebre statua equestre di Marco Aurelio (oggi vi è una copia) e una nuova scala di accesso, la Cordonata, che permetteva la salita anche a cavallo, grazie ai gradini bassi e in pendio. Sui resti del tempio di Giunone Moneta era sorta la basilica di Santa Maria in Aracoeli a cui si accedeva con una ripida scalinata, e il suo convento, fu poi distrutto sempre in epoca fascista, per ottenere lo spazio necessario alla costruzione del Vittoriano. Sul lato sinistro del colle che da accesso alla Basilica della Aracoeli, accanto alla piazza del Campoglio, vi sono i resti di una "insulae romana" delle abitazioni a più piani che vennero distrutte anche queste per la costruzione del Vittoriano, negli anni 1926 -1930
Inoltre il tempio di Giove inglobava i santuari di Terminus e Iuventas, che, secondo il tradizionalismo religioso romano, si preferì incorporare piuttosto che distruggere. L'edificio subì numerosi restauri e ricostruzioni. Fu proprio durante le opere di scavo delle sue fondazioni che fu ritrovato un teschio umano attribuito dai contemporanei ad Aulo Vipsania (o Vibenna), uno dei comites dell'eroe Mastarna (Servio Tullio, l'altro essendo suo fratello Celio Vipsania); da questo si ipotizza che abbia preso nome l'intero colle: caput Auli da cui capitolium. Alcuni ritrovamenti archeologici nell'area sacra di Sant'Omobono, attestano che il Campidoglio era già abitato nell'età del bronzo. Secondo lo storico Tacito la zona del Campidoglio e quella del Foro Romano, furono aggiunte alla Roma quadrata di Romolo, da Tito Tazio. Il Colle è collocato tra la pianura del Foro Romano, la pianura di Campo Marzio e la pianura del Foro Boario in prossimità del fiume Tevere all'altezza dell'Isola Tiberina In antico il colle Campidoglio non era del tutto isolato, perchè era unito al colle Quirinale da una sella, che in seguito però venne spianata per la costruzione del Foro di Traiano. Il colle per la sua conformazione di rupi scoscese (famosa la rupe Tarpea), fu destinato fin dall'inizio come roccaforte.
Il Colle era diviso in due sommità , a sud-est il Capitolium e a nord-est l'Asylum dove oggi si trova la piazza del Campiglio. In origine l'accesso al colle era dato da una unica strada il "clivus Capitolinus", che partendo dal Foro Romano, proseguiva sulla via Sacra fino al versante orientale del colle. Vi erano inoltre due scalinate, una la "Scalae Gemoniae" che forse proseguiva con i Gradus Monetae che dalla valle del Foro Romano, presso il Comizio, portava all'Arx. Mentre l'altra scalinata chiamata "Centum Gradus", cento gradini, sul versante opposto, ad occidente, nella pianura di Campo Marzio, portava al "Capitolium", salendo per la rupe Tarpea. Nel 390 a.C. nonostante l'occupazione di Roma da parte dei Galli, il Colle Campidoglio non fu espugnato, in quanto era stato fortificato da mura difensive, che sono visibili ancora oggi. Proprio durante l'invasione gallica nel 390 a.C. vi fu l'episodio delle "oche capitoline" le quali tenute nel recinto sacro del tempio di Giunone, con il loro starnazzare svelarono il tentativo di assalto notturno dei Galli, e in ricordo dell'episodio venne eretto nel 345-344 a.C. il tempio di Giunone Moneta (moneta o "ammonitrice"). Proprio presso il tempio di Giunone vi fu la sede della prima zecca (officina moneta dal nome del tempio), da cui deriva il termine odierno di "moneta". Nel 378 a.C. con la costruzione delle mura Serviane, il muro difensivo del colle Campidoglio perse la sua funzione e furono aperte delle porte, una sul lato verso il Foro Romano (porta Saturnia, presso il tempio di Saturno, o porta Capitolini (mons), o porta Tarpeia, o ancora porta Pandana, ovvero "sempre aperta" per i Sabini in seguito all'accordo tra Romolo e Tito Tazio), permetteva l'accesso dal clivus Capitolinus, la via seguita dai cortei dei trionfatori. Una seconda porta (porta Catularia) si apriva sul lato opposto per un asse viario in salita (clivus) proveniente dal Campo Marzio, mentre una terza porta (porta Carmentalis verso sud-ovest) permetteva l'ingresso della scalinata dei Centum gradus, il cui nome evoca i cento gradini che scendevano dal Fornix Calpurnius sul lato della Rupe Tarpea, verso il teatro di Marcello. Altri nomi di porte del Campidoglio ci sono tramandati dalle fonti (porta Flumentana, forse verso nord-ovest, e porta Fontinalis o forse Ratumenna a nord-est). Un ulteriore accesso dal Foro Romano era costituito dalla scalinata delle Scalae Gemoniae, che salivano all' Arx in corrispondenza forse della scalinata attuale, passando tra il Carcer e il tempio della Concordia; sopra di esse venivano gettati i corpi dei giustiziati della vicina prigione per il delitto di lesa maestà sotto l'imperatore Tiberio. I gradus Monetae, scalinata diretta al tempio di Giunone Moneta, erano probabilmente un prolungamento delle Scalae Gemoniae nel punto più alto della cittadella. Nell'83 a.C. il colle fu distrutto da un incendio, che bruciò anche il Tempio di Giove. Venne ricostruito nel 79 a.C. e a cura di Lutazio Catulo e fu edificata la imponente fabbrica del Tabularium, una sorta di monumentale quinta al sottostante Foro Romano, che custodiva gli archivi dello stato, questo edificio, oggi è visibile nella parte posteriore del Palazzo Senatorio. Vi furono altri incendi e Adriano e Marco Aurelio portarono poi nuovi abbellimenti al colle, ormai divenuto solo luogo di culto e méta delle processioni e dei trionfi. All'epoca di Traiano, in seguito all'asportazione della sella montuosa per la costruzione del Foro di Traiano, il taglio nelle pendici orientali del colle fu regolarizzato con una facciata in laterizio con nicchioni, in parte ancora visibile presso l'attuale ingresso del Museo del Risorgimento. Il colle venne infine venne sistemato di nuovo da Domiziano, ma poi con la caduta dell'impero romano, il colle venne definitivamente abbandonato, tantè che perse il suo nome originario, per chiamarsi "Monte Caprino". Nel XVI secolo la zona ebbe una nuova ripresa, con la sistemazione di Michelangelo su commissione di Papa Paolo III della Piazza del Campidoglio, che possiamo ammirare fino ad oggi. Michelangelo cambiò l'orientamento del colle volgendolo alla parte nuova della città (verso il Vaticano). Furono quindi costruiti il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, attuali sedi dei Musei Capitolini. Nella piazza realizzata secondo il progetto di Michelangelo era già stata collocata la celebre statua equestre di Marco Aurelio (oggi vi è una copia) e una nuova scala di accesso, la Cordonata, che permetteva la salita anche a cavallo, grazie ai gradini bassi e in pendio. Sui resti del tempio di Giunone Moneta era sorta la basilica di Santa Maria in Aracoeli a cui si accedeva con una ripida scalinata, e il suo convento, fu poi distrutto sempre in epoca fascista, per ottenere lo spazio necessario alla costruzione del Vittoriano. Sul lato sinistro del colle che da accesso alla Basilica della Aracoeli, accanto alla piazza del Campoglio, vi sono i resti di una "insulae romana" delle abitazioni a più piani che vennero distrutte anche queste per la costruzione del Vittoriano, negli anni 1926 -1930



