Torre Moletta
-
tipologia:
Torre
-
quota:
16m -
anno:
1050 -
epoca:
Medioevale
Torre Moletta
Durante il Medioevo il Circo Massimo cadde in rovina ricoprendosi di vigne e di orti.
Per molto tempo poi la zona rimase di proprietà della famiglia Frangipane, ricoperta di casupole di modesta condizione abbattute solo nel 1932-35. Di queste case l'unica sopravvissuta è la piccola torre detta turris in capite circi o della Moletta.
Nel 1223, secondo la tradizione, in questa torre la vedova di Graziano Frangipane, Iacopa dei Normanni o dei Settesoli, terziaria francescana, ospitò san Francesco d'Assisi, al quale era legata da devota amicizia. Sappiamo che San Francesco era solito chiamarla "frate Iacoba" per la virilità del suo carattere e lei era solita inviare al Santo dei mostaccioli.
La torre è nota con la denominazione di "Torre della Moletta" in quanto un tempo essa si trovava nelle vicinanze di un mulino attivato dalle acque del Fosso di San Giovanni (o Acqua Mariana), che Callisto II (1122) deviò dall'Aniene, facendolo entrare in Roma attraverso Porta Metronia; da Porta Metronia l'acqua attraversava i giardini di S. Sisto Vecchio, la Valle delle Camene (l'avvallamento tra Celio e Aventino, ove oggi corre l'attuale via delle Terme di Caracalla) e il Circo Massimo per poi gettarsi nel Tevere all'altezza della Cloaca Massima
Per molto tempo poi la zona rimase di proprietà della famiglia Frangipane, ricoperta di casupole di modesta condizione abbattute solo nel 1932-35. Di queste case l'unica sopravvissuta è la piccola torre detta turris in capite circi o della Moletta.
Nel 1223, secondo la tradizione, in questa torre la vedova di Graziano Frangipane, Iacopa dei Normanni o dei Settesoli, terziaria francescana, ospitò san Francesco d'Assisi, al quale era legata da devota amicizia. Sappiamo che San Francesco era solito chiamarla "frate Iacoba" per la virilità del suo carattere e lei era solita inviare al Santo dei mostaccioli.
La torre è nota con la denominazione di "Torre della Moletta" in quanto un tempo essa si trovava nelle vicinanze di un mulino attivato dalle acque del Fosso di San Giovanni (o Acqua Mariana), che Callisto II (1122) deviò dall'Aniene, facendolo entrare in Roma attraverso Porta Metronia; da Porta Metronia l'acqua attraversava i giardini di S. Sisto Vecchio, la Valle delle Camene (l'avvallamento tra Celio e Aventino, ove oggi corre l'attuale via delle Terme di Caracalla) e il Circo Massimo per poi gettarsi nel Tevere all'altezza della Cloaca Massima








