Ninfeo di Egeria

  • tipologia:
    Ninfeo
  • quota:
    22m
  • anno:
    150
  • epoca:
    Imperiale


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Ninfeo di Egeria

La Ninfa Egeria era una delle Camene, divinità minori legate alle sorgenti che ricambiavano offerte di acqua e latte concedendo profezie; in genere esse accompagnavano eroi o personaggi importantissimi, così Egeria si legò alle origini della stessa Roma sposando Numa Pompilio, il re sabino successore di Romolo. La leggenda vuole che essi si incontrassero in questo luogo per chiacchierare e fare l'amore, qui la ninfa ispirava lo sposo nel fare le leggi e curare l'ordinamento religioso della Roma primitiva.

L'edificio consiste in una grande stanza rettangolare, con una nicchia centrale nel fondo e tre nicchie piu' piccole in entrambe le pareti laterali, il tutto costruito in "Opus Mixtum" in opera reticolata e laterizio. Tale tecnica edilizia permette la datazione del manufatto intorno alla meta' del II Sec. d.C.

L'interno era riccamente rivestito di marmi: le pareti erano di "Verde antico", un marmo pregiato proveniente dalla Tessaglia, mentre il pavimento era di "Serpentino", un porfido d'intenso colore verde proveniente dalla Grecia (Una zona limitrofa a Sparta).
Le nicchie erano rivestite in marmo bianco ed infine, tra esse e la volta, vi era una fascia decorata con mosaici. L'ambiente centrale è coperto utilizzando la tecnica della volta "a botte", sulla quale aderiva uno strato di pietra pomice allo scopo di far attecchire il Capelvenere (Un particolare tipo di felce).

Dalla nicchia di fondo, dove vi è una statua coricata (Il dio Almone) e dove tutt'oggi è visibile il segno lasciato da un'altra statua oggi scomparsa, sgorgava l'acqua della fontana. Essa è captata da una sorgente acidula sotto Via Appia Pignatelli e condotta fin qui da un acquedotto sotterraneo.

L'acqua era incanalata in tubature di terracotta e scendendo lungo le pareti formava giochi d'acqua nelle nicchie laterali arricchite a loro volta da altre statue; inoltre l'umidità condensando nella volta, creava uno stillicidio che, insieme alla ricca vegetazione che scendeva dall'alto, rendeva l'ambiente fresco e suggestivo. Nel complesso i marmi verdi del pavimento e delle pareti, con la volta coperta di Capelvenere che lasciava gocciolare l'acqua condensata, doveva dare l'idea un pò barocca di grotta artificiale, dove Erode Attico poteva venire nei periodi di calura estiva per passeggiare al fresco chiacchierando e banchettando piacevolmente con gli amici.

Nelle ville romane si trovano spesso luoghi come questo, un esempio per tutti è il Canopo di villa Adriana a Tivoli. All'esterno, oltre all'atrio di cui si vedono le nicchie laterali, l'acqua scorreva creando prima una grande piscina rettangolare, circondata da un portico oggi completamente interrato.

Questo laghetto si può identificare nel "Lacus Salutaris" che le fonti antiche ricordano a sinistra della via Appia Antica. Superato il quadriportico l'acqua formava un altro grande bacino ottogonale ed infine si gettava nell'Almone.

Nell'800 questa grotta, come tutta la Caffarella fu molto frequentata dai romani; proprio qui si allestiva una tipica osteria fuori porta, come testimoniano alcune stampe dell'epoca.

Bibliografia
Wikipedia - it.wikipedia.org
Filippo Coarelli, "Roma", Laterza, 2005 -


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