Necropoli di Castel Malnome
-
tipologia:
Necropoli
-
quota:
28m -
anno:
0 -
epoca:
Imperiale
Necropoli di Castel Malnome
Nella zona della Tenuta di Castel Malnome, sul pianoro
collinare immediatamente a NW dell?abitato moderno di Ponte Galeria, in anni recenti scavi archeologici hanno portato all?individuazione di una vasta necropoli.
La collina si trova ai margini della pianura di origine alluvionale caratterizzata dalla formazione in antico di lagune favorevoli all'impianto di saline, localizzate dagli studiosi sul versante meridionale e orientale dello Stagno di Maccarese (scomparso con la bonifica ottocentesca dei Torlonia). L'attività estrattiva del sale fu fondamentale nell?economia e nello sviluppo del territorio fin dalle epoche protostorica e arcaica, tanto che il controllo di questa zona strategica divenne oggetto di contesa nel conflitto tra Roma e il centro etrusco di Veio, conclusosi nel 396 a.C. con la vittoria romana. Le saline della riva di Ponente, note con il nome di Campus Salinarum Romanarum, alle quali dirigeva la via Campana, continuarono a condizionare
l'assetto del territorio sia in epoca repubblicana,
con lo sviluppo di impianti artigianali e industriali legati alla lavorazione, stoccaggio e trasporto del sale, che in età imperiale, quando la costruzione dei porti di Claudio e Traiano segnò la vocazione commerciale del territorio, ora dotato di nuove infrastrutture viarie e idriche.
In questo contesto nei pressi di Ponte Galeria si sviluppò un insediamento dove con tutta probabilità risiedevano diversi lavoratori impegnati nelle attività delle saline, la cui necropoli di riferimento, secondo gli archeologici, sembra da riconoscersi proprio nel vasto sepolcreto di Castel Malnome.
Lo scavo di poco più di 300 sepolture distribuite su una superficie di quasi 3000 mq (ma molte altre sono andate distrutte in occasione di varie attività di epoca moderna, tra cui il taglio delle pendici collinari per la costruzione della linea ferroviaria RomaCivitavecchia), ha riportato alla luce un complesso funerario
omogeneo, datato tra la fine del I e il II sec. d.C.
La distribuzione delle sepolture è organizzata per posizioni singole e per contesti aggregati probabilmente sia familiari che di tipo associativo. Le tombe erano quasi tutte in fossa terragna, coperte in maggioranza alla cappuccina o con semplici tegole disposte in piano,
un solo un caso di deposizione infantile all?interno di un'anfora e un ristretto numero di busta sepulcra, con l'inumato cremato all'interno
della fossa. L'appartenenza sociale a ceti umili è testimoniata oltre che dalla tipologia delle sepolture, anche dalla presenza di semplici corredi
costituiti per lo più da piccoli contenitori in ceramica, qualche balsamario in vetro e lucerne; in molte
tombe femminili erano presenti spilloni in osso per le acconciature, mentre tra i pochi elementi di
ornamento riservati a sepolture di bambini si segnalano un paio di orecchini d'oro e una collana con pendagli di vari materiali raffiguranti elementi apotropaici. Alcune tombe presentavano i caratteristici condotti in terracotta inseriti sulla cappuccina per versarvi le libagioni durante la celebrazione dei riti funerari.
L'ottimo stato di conservazione degli scheletri dovuto alla natura sabbiosa del terreno, ha consentito agli antropologi di effettuare analisi dalle quali è emersa la predominanza del numero di individui maschili adulti, con età compresa tra i 30 e i 49 anni. Molte delle loro ossa mostravano alterazioni e segni indicativi di stress causato da particolari sollecitazioni meccaniche collegate allo svolgimento di azioni quotidiane, con tutta probabilità riconducibili a lavori fisici come il sollevamento e il trasporto di grossi carichi svolti in ambiente umidi. Tale circostanza ha indotto gli studiosi a proporre l'identificazione di questi individui con gli operai impiegati nel lavoro delle saline e nella necropoli di Castel Malnome il luogo di sepoltura di riferimento. L'organizzazione per gruppi di tombe potrebbe quindi
essere frutto della gestione da parte della corporazione dei saccarii salarii, ovvero i facchini addetti allo
stoccaggio e al trasporto del sale, la cui esistenza è testimonianza da un?iscrizione di età severiana
(rinvenuta nel 1888) in cui si ricorda proprio un collegium che lavorava nelle saline presso il centro
portuale di Portus.
collinare immediatamente a NW dell?abitato moderno di Ponte Galeria, in anni recenti scavi archeologici hanno portato all?individuazione di una vasta necropoli.
La collina si trova ai margini della pianura di origine alluvionale caratterizzata dalla formazione in antico di lagune favorevoli all'impianto di saline, localizzate dagli studiosi sul versante meridionale e orientale dello Stagno di Maccarese (scomparso con la bonifica ottocentesca dei Torlonia). L'attività estrattiva del sale fu fondamentale nell?economia e nello sviluppo del territorio fin dalle epoche protostorica e arcaica, tanto che il controllo di questa zona strategica divenne oggetto di contesa nel conflitto tra Roma e il centro etrusco di Veio, conclusosi nel 396 a.C. con la vittoria romana. Le saline della riva di Ponente, note con il nome di Campus Salinarum Romanarum, alle quali dirigeva la via Campana, continuarono a condizionare
l'assetto del territorio sia in epoca repubblicana,
con lo sviluppo di impianti artigianali e industriali legati alla lavorazione, stoccaggio e trasporto del sale, che in età imperiale, quando la costruzione dei porti di Claudio e Traiano segnò la vocazione commerciale del territorio, ora dotato di nuove infrastrutture viarie e idriche.
In questo contesto nei pressi di Ponte Galeria si sviluppò un insediamento dove con tutta probabilità risiedevano diversi lavoratori impegnati nelle attività delle saline, la cui necropoli di riferimento, secondo gli archeologici, sembra da riconoscersi proprio nel vasto sepolcreto di Castel Malnome.
Lo scavo di poco più di 300 sepolture distribuite su una superficie di quasi 3000 mq (ma molte altre sono andate distrutte in occasione di varie attività di epoca moderna, tra cui il taglio delle pendici collinari per la costruzione della linea ferroviaria RomaCivitavecchia), ha riportato alla luce un complesso funerario
omogeneo, datato tra la fine del I e il II sec. d.C.
La distribuzione delle sepolture è organizzata per posizioni singole e per contesti aggregati probabilmente sia familiari che di tipo associativo. Le tombe erano quasi tutte in fossa terragna, coperte in maggioranza alla cappuccina o con semplici tegole disposte in piano,
un solo un caso di deposizione infantile all?interno di un'anfora e un ristretto numero di busta sepulcra, con l'inumato cremato all'interno
della fossa. L'appartenenza sociale a ceti umili è testimoniata oltre che dalla tipologia delle sepolture, anche dalla presenza di semplici corredi
costituiti per lo più da piccoli contenitori in ceramica, qualche balsamario in vetro e lucerne; in molte
tombe femminili erano presenti spilloni in osso per le acconciature, mentre tra i pochi elementi di
ornamento riservati a sepolture di bambini si segnalano un paio di orecchini d'oro e una collana con pendagli di vari materiali raffiguranti elementi apotropaici. Alcune tombe presentavano i caratteristici condotti in terracotta inseriti sulla cappuccina per versarvi le libagioni durante la celebrazione dei riti funerari.
L'ottimo stato di conservazione degli scheletri dovuto alla natura sabbiosa del terreno, ha consentito agli antropologi di effettuare analisi dalle quali è emersa la predominanza del numero di individui maschili adulti, con età compresa tra i 30 e i 49 anni. Molte delle loro ossa mostravano alterazioni e segni indicativi di stress causato da particolari sollecitazioni meccaniche collegate allo svolgimento di azioni quotidiane, con tutta probabilità riconducibili a lavori fisici come il sollevamento e il trasporto di grossi carichi svolti in ambiente umidi. Tale circostanza ha indotto gli studiosi a proporre l'identificazione di questi individui con gli operai impiegati nel lavoro delle saline e nella necropoli di Castel Malnome il luogo di sepoltura di riferimento. L'organizzazione per gruppi di tombe potrebbe quindi
essere frutto della gestione da parte della corporazione dei saccarii salarii, ovvero i facchini addetti allo
stoccaggio e al trasporto del sale, la cui esistenza è testimonianza da un?iscrizione di età severiana
(rinvenuta nel 1888) in cui si ricorda proprio un collegium che lavorava nelle saline presso il centro
portuale di Portus.




