Mura Leonine o Vaticane
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tipologia:
Mura difensive
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quota:
0m -
anno:
0 -
epoca:
Medioevale
Mura Leonine o Vaticane
Nel IX secolo, sotto la pressione del pericolo saraceno, si sentì l'urgenza di difendere appropriatamente il Vaticano. In realtà una prima fortificazione del Vaticano si era avuta già con Totila che nel 546, impadronitosi di Roma, eresse un muro intorno all'Ager Vaticanus (un residuo della cinta di Totila si estende per circa m. 150 nei pressi di Porta Castello); ma quest'opera, tutt'altro che accurata, non era certo adeguata alle nuove esigenze. Si decise quindi di costruire una nuova cinta muraria. Il 27 giugno 852 papa Leone IV consacrò quella che può essere definita la più importante cinta muraria dell'Italia altomedioevale: la cinta Leoniana (o Leonina). Essa aveva tre accessi: la Porta S. Pellegrino, tuttora esistente dietro il colonnato di destra; la Porta Saxonum, presso S. Spirito in Sassia, divenuta poi nel Cinquecento la Porta di S. Spirito; la Porta Sancti Petri all'Adrianeo, la quale, circa sei secoli più tardi, al tempo di Nicolò V, sarebbe stata grandemente ampliata ed ornata. Le mura avevano un nucleo in opera cementizia alto circa sei metri, su cui poggiava un camminamento merlato. La struttura esterna era in opera laterizia costituita da mattoni di spoglio e malta. La cortina era intervallata da torri rettangolari coperte a tetto alte 14 metri e divise in tre ambienti (deposito; corpo di guardia e riserva d'acqua; sentinelle).I migliori tratti ancora esistenti sono: la cortina e la torre subito a est del doppio arco di Porta Castello; la cortina a ovest di Via del Campanile; la cortina a est di Vicolo delle Palline; la cortina e le torri a Piazza della Città Leonina. Niccolò III, nella seconda metà del sec. XIII, provvide ad attrezzare un passaggio privato (detto poi anche "passetto di Borgo") sopra il muro leoniano di difesa che unisce direttamente il Vaticano con Castel S. Angelo e a allargare il circuito delle Mura affinché vi fosse incluso anche il Palatium Novum (questo tratto fu poi demolito durante i grandi lavori del Cinquecento). Il Passetto come noi lo vediamo è in pratica il frutto dei lavori di Niccolò III, anche se, secondo altre fonti, la trasformazione delle mura in "passetto" sarebbe opera di Bonifacio IX (Tomacelli 1389-1404), ovvero degli antipapi Alessandro V (Filargis 1409-1410) e Giovanni XXIII (Cossa 1410-1415). A questi papi viene attribuita la chiusura della galleria interna ad arcate e la sopraelevazione del muro, nonché il rinforzo della cinta leonina, crollata in qualche parte, con grandi archivolti visibili dalla parte di via dei Corridori. Da notare:
- la Torre detta di Alessandro VI Borgia (che la fece restaurare, come si intuisce dallo stemma), mostra sotto l'intonaco tracce di una trifora;
- le arcate continue in conci di tufo risalgono a Leone IV, ma le tamponature sono di Niccolò III;
- la posterula presso S. Maria in Traspontina (che nel 1566 fu spostata e ricostruita nel luogo attuale) fatta aprire da papa Bonifacio VIII, in occasione del Giubileo del 1300.
- la Torre detta di Alessandro VI Borgia (che la fece restaurare, come si intuisce dallo stemma), mostra sotto l'intonaco tracce di una trifora;
- le arcate continue in conci di tufo risalgono a Leone IV, ma le tamponature sono di Niccolò III;
- la posterula presso S. Maria in Traspontina (che nel 1566 fu spostata e ricostruita nel luogo attuale) fatta aprire da papa Bonifacio VIII, in occasione del Giubileo del 1300.



