Adduzione dalla Tepula

  • tipologia:
    Sostruzioni
  • quota:
    54m
  • anno:
    215
  • epoca:
    Imperiale


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Adduzione dalla Tepula

Con la realizzazione delle Terme di Caracalla, venne anche realizzato l’acquedotto Antonianiano per la sua alimentazione. Tuttavia, l’instabilità del tratto limitrofo alla sorgente che generò continui fuori servizio dovuti ad altrettanti interventi manutentivi e soprattutto la quantità di acqua trasportata e ritenuta non sufficiente al funzionamento del complesso termale, richiese l’aggiunta di un ulteriore adduzione.


La scelta cadde sulla Tepula, probabilmente per due fattori principali. Il primo derivato dal fatto che l’acqua della Tepula, alla sorgente di circa 17 gradi, era l’ideale per un impianto termale, avendo la temperatura di base abbastanza alta, richiedeva meno energia per essere portata a temperatura.


Inoltre l’acqua di questo acquedotto non era considerata ne salubre e nemmeno pregevole, pertanto la deviazione di una parte di essa, per alimentare un impianto termale pubblico, venne accettata dalla popolazione senza grosse problematiche.


Il sito di presa dall’acquedotto, immediatamente dopo Porta Furba, aveva la problematica di trovarsi ad una quota molto più alta (Inserire quota della Tepula) dell’acquedotto dell’Antoniniano, che in questo tratto passa sotterraneo (Inserire la quota dell’antoniniano). 


Venne costruito quindi un arco di attraversamento della strada del Mandrione, rinforzato l’arco della Claudia/Anio novus dove sotto passava il canale di derivazione, e sul lato Sud del Claudio venne realizzato un sistema di cisterne a caduta, che permettessero di far scendere l’acqua il più velocemente, mantenendone e controllandone sia la velocità di caduta che, soprattutto, quella di scorrimento.


Di questo ingegnoso sistema, purtroppo ad oggi rimane ben poco. Un arco perpendicolare all’acquedotto Marcio, probabilmente realizzato per trasportare l’acqua della Tepula verso il Claudio/Anio novus, per poi continuare all’interno delle strutture per circa trenta metri e poi uscire su un manufatto, oggi pesantemente restaurato con dei laterizi moderni (Tutto questo tratto venne successivamente riutilizzato dal passaggio dell’acquedotto Felice). 


Da questo manufatto, un sistema di archi o cisterne alternate, faceva perdere pendenza all’acqua, per portarla ad una quota idonea ad essere addotta al canale dell’Antoniniano, che doveva attraversare nella zona di via delle Cave.



Indirizzo:
Via del Mandrione, 370, 00181 Roma RM, Italia

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