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Lo sterminio della Vandea: parlano le fosse comuni

  • di Ale Staderini Busà
  • 21 Mar 2019 alle 12.11

Focus Ritrovamenti Cronaca archeologica Curiosità Storia

La Francia continua a riflettere sulla propria storia. Lo scorso 7 febbraio, è stata presentata una proposta di legge perché vengano riconosciuti i «crimini commessi contro la popolazione vandeana» durante il Terrore, uno dei momenti più bui della Rivoluzione francese.
Ma, nonostante le numerose testimonianze raccolte all’epoca non lascino dubbi sulla natura sanguinaria di quel regime, non è stata tuttavia ancora riconosciuta pienamente la crudeltà che animava le sue truppe rivoluzionarie. Per la quarta volta, i deputati di estrema destra Emmanuelle Ménard e Marie-France Lorho, hanno presentato un testo in cui si dichiara che «le violenze commesse in Vandea tra il 1793 e il 1796, dalle truppe della Convenzione e dal suo Comitato di salute pubblica, sono fatti che oggi sarebbero qualificati crimini di guerra e contro l’umanità e, trattandosi soprattutto di spedizioni definite colonne infernali, genocidio».
Questa mozione, inoltre, chiede che siano annullate «le leggi che hanno dato esecuzione a quei fatti», precisando tuttavia che la stessa «non darebbe adito a sanzioni o riparazioni che, dopo due secoli, sarebbero prive di significato».
Il dibattito che oppone storici e politici, si basa su avvenimenti non solo reali, ma sempre d’attualità: è il caso di Mans, città piuttosto ‘imbarazzata’, per la scoperta del 2006 di una immensa fossa comune di uomini e donne assassinati dai rivoluzionari.

Lo storico esperto sulla Guerra di Vandea Alain Gérard, incaricato della perizia delle ossa ritrovate, ha rilevato che «i 154 corpi risalgono intorno al 12-13 dicembre 1793, quando i vandeani arrivarono esausti a Mans. I rivoluzionari avevano invaso Le Mans, e i combattenti fuggirono lasciando malati e invalidi, che furono quindi uccisi barbaramente».
Oltre agli scontri che hanno decimato Vandeani e Comunardi, Gérard ritiene che il regime avesse una chiara volontà di distruggere la popolazione vandea, attraverso uno sterminio sistematico. Il Terrore ha avuto inizio con gli ‘Annegamenti di Carrier’, deputato noto anche come ‘rappresentante in missione’, inviato a Nantes. Lo storico spiega che «in un primo tempo, Carrier effettua gli annegamenti mettendo i prigionieri su barche sfondate, che fa affondare nella Loira. Con questo sistema, fa annegare due carichi di 60 e 90 sacerdoti, troppo vecchi per essere deportati o incarcerati, e non processabili. I prigionieri comuni del carcere di Bouffay subiranno la stessa sorte così come i superstiti di Savenay. Si stima che Carrier abbia fatto annegare circa 5.000 delle sue vittime».

Durante il processo a carico di Jean Baptiste Carrier, sono emerse testimonianze agghiaccianti. «All’inizio, gli annegamenti si facevano di notte, ma il comitato rivoluzionario non tarda a familiarizzare col crimine, diventa sempre più spietato e comincia così a effettuarli in pieno giorno […]. Prima le persone venivano gettate in acqua con i vestiti, ma poi il comitato, spinto dall’avidità e dal raffinarsi della crudeltà, spogliava quelli che voleva sacrificare, a seconda dell’impulso insano del momento. Bisogna infatti ricordare, per esempio, il ‘matrimonio repubblicano’, che consisteva nel legare per le ascelle un ragazzo e una ragazza nudi, prima di buttarli in acqua […]».

Tuttavia, anche in quel periodo, come ancora oggi, era difficile riconoscere i crimini atroci di cui il Terrore era responsabile, così questo commissario della Convenzione è diventato il capro espiatorio, acquisendo una reputazione sanguinaria. Ma altri emissari, come Joseph Fouchè o Collot d’Herbois, responsabili di Lione, erano altrettanto colpevoli: i funzionari del Terrore, per la prima volta, nascondono i propri crimini.

Con ben due leggi, scritte e conservate negli archivi militari: il 1° agosto si decise la distruzione del territorio, degli abitati, delle foreste e dell’economia locale; il 1° ottobre si ordinò lo sterminio degli abitanti, prima le donne (“solchi riproduttori”) poi i bambini. Leggi in vigore fino alla caduta di Robespierre, nel luglio 1794.
E proprio nel gennaio 1794 sono arrivate le «colonne infernali» comandate dal generale Turreau: 12 colonne di soldati la cui missione era uccidere e incendiare, compresi donne e bambini.
Si calcola che in questa guerra siano morti 165 mila vandeani.

Reynald Secher, storico e membro dell’Académie de recherche, è autore con il bestseller dal titolo 'Il genocidio vandeano' (pubblicato in Italia nel 2014 da Effedieffe), del testo più completo sull'argomento. Intervistato recentemente, ha raccontato: «Ho subito una reazione apertamente ostile perché il principio della Rivoluzione non deve essere macchiato. Dire che le conseguenze sono state per me molto difficili è un eufemismo: ho dovuto rinunciare alla mia cattedra e non ho più potuto insegnare in università. Gli attacchi sono stati estremamente violenti, addirittura mio nonno è stata accusato di essere stato una collaboratore durante la Seconda guerra mondiale, quando tutti tutti sanno che era un noto membro della Resistenza. Contrariamente a quanto si è sempre voluto credere, quello che è successo in Vandea non è stata una gaffe causata da iniziative locali, ma il risultato di ordini emessi dal più alto livello statale. Nel 2011 ho dimostrato che dietro a tutto c’era il Comitato centrale della sanità pubblica». Età del Terrore la si chiama, dove la ghigliottina era l’unica alternativa alla sudditanza. Il genocidio vandeano è solamente uno degli eventi più noti e tragici: «l’obiettivo è stato sterminare tutti gli abitanti e radere al suolo le loro proprietà, a partire dalle donne e dai bambini, “futuri briganti”».


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