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Antichi graffiti dei soldati romani in Britannia

  • di Kyoko Mino
  • 11 Mar 2019 alle 23.29

Focus Cronaca archeologica Ritrovamenti

Anche tra i soldati romani c’erano dei graffitari. E come i loro “pronipoti” moderni erano piuttosto irriverenti. In una cava di arenaria nel nord dell’Inghilterra ce n’è una testimonianza: qui si trovano diversi graffiti realizzati da soldati di stanza nell’antica Britannia. Erano in quella cava per estrarre la pietra che sarebbe servita a ristrutturare il vicino vallo di Adriano (la cui costruzione era iniziata nel 122 d.C.), il limes che allora divideva la provincia romana dalla Caledonia.

Molti di quei graffiti sono noti dal Diciottesimo secolo. Ma quattro di questi - risalenti al 207 dopo Cristo - sono stati scoperti da poco nel corso di una campagna di registrazione in 3D di queste opere, che stanno conducendo i ricercatori dell’università di Newcastle in collaborazione con l’agenzia governativa Historic England. I graffiti di Gelt Woods, infatti, non dureranno per sempre.

La soffice roccia nella quale sono stati scolpiti si sta erodendo. Così è stato deciso di renderli eterni, perché turisti e appassionati possano ammirarli anche quando non ci saranno più. Ma com’è possibile che in un sito ben noto agli archeologi da secoli, ci fossero ancora iscrizioni “inedite”? “La cava è, da sempre, difficilmente accessibile. Molte delle scritte appena scoperte sono nascoste tra le varie sfaccettature della cava e finora non erano mai state notate” spiegano da Historic England.

Tra i nuovi graffiti scoperti ce ne sono due di particolare interesse. Uno riproduce un fallo, l’altro è la caricatura di un comandante che aveva la responsabilità di quella cava. Il primo non ha il significato osceno che gli attribuiamo oggi, o almeno non solo: era un simbolo che i romani utilizzavano per allontanare la sfortuna e, in generale, gli eventi negativi. Il secondo ritrae un uomo con un pronunciato naso a punta e un mento sporgente: il soldato, autore di quella caricatura, certo non poteva immaginare che quella piccola ribellione sarebbe arrivata fino ai giorni nostri.

Per registrare le immagini 3D gli archeologi dovranno indossare i panni di Indiana Jones: si caleranno con corde giù per le pareti di arenaria. La facciata della cava è alta infatti quasi 10 metri. La tecnica utilizzata per ottenere immagini in tre dimensioni sarà quella della fotogrammetria e le immagini serviranno anche per valutare con maggior precisione lo stato di salute dei graffiti.

Quel che è certo è che nel 207 dopo Cristo il vallo di Adriano non era in buone condizioni. Negli anni precedenti, infatti, le continue incursioni da nord lasciarono i loro segni sul gigantesco muro che per anni rappresentò il confine più settentrionale dell’impero romano. Sotto Settimio Severo iniziò così un’opera di ristrutturazione e, dove necessario, di vera e propria ricostruzione. E proprio durante questi lavori, i soldati romani incisero quei graffiti con degli scalpelli.

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