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Trovato per caso, dopo 2mila anni torna alla proprietaria: una storia d'amore in Sicilia

  • di Ale Staderini Busà
  • 16 Gen 2019 alle 18.46

Focus Storia Ritrovamenti Curiosità

Questa è una storia che attraversa quasi due millenni, di un profondo amore materno che arriva ancora fino a noi grazie ad un anello d'oro adesso in mostra ad Agrigento.

"Vergine, pura e dolcissima" c'era scritto dentro il piccolo cerchio d'oro, il suo nome era Teano ed ha vissuta nella Sicilia dominata dai romani nel III secolo dopo cristo, a diciannove anni morì per una malattia sconosciuta.
La madre Sabina le mise al dito un anello d’oro, piccolo come le sue dita ancora fanciullesche: 16 millimetri di diametro, con un motivo a chicchi di grano, forse omaggio alle divinità pagane Demetra e Kore. Era il III secolo dopo Cristo, si parlava ancora il greco in una terra a metà tra paganesimo e cristianesimo, e il silenzio di un dolore materno si preparava a rimanere sepolto per secoli in un podere di Girgenti.
La ragazza dormì il sonno dei giusti per tanti anni, attraversando i secoli che divennero quasi millenni arrivando dentro al suo sarcofago fino alla fine del 1800, circa dieci anni dopo l'Unità d'Italia, quando fu ritrovata insieme al suo anello in un vecchio feudo, vicino la necropoli romana di Agrigento.

Fu durante gli scavi per lavori agricoli al podere del nobiluomo agrigentino Emanuele Montana che l’anello di Teano, ritrovato ancora indosso al suo scheletro dentro il sarcofago, fu sottratto dalla famiglia di proprietari terrieri che lo tenne per sé tramandandolo di figlio in figlio.

L’anello divenne il simbolo di un amore da custodire, e non solo più di un amore filiale.
Emanuele Montana lo regalò alla figlia minore, la quale lo dona come anello di fidanzamento al figlio maggiore in occasione del suo matrimonio con la nobile Anna Cutaia Riolo, nel Novecento.
Fu proprio Cutaia, oggi donna novantenne, a svelare i segreti dell’anello di Teano, tramandato in famiglia, ma mai indossato, come racconta in una lettera inviata al museo Griffo che oggi dopo oltre un secolo e mezzo di silenzio restituisce l’anello alla fanciulla di girgenti, custodito tra i reperti archeologici delle collezioni.

«Non indossai mai quell’anello come forma di rispetto – scrive Cutaia Riolo – per questo ho voluto che tornasse alla sua legittima proprietaria. Questo gioiello appartiene agli agrigentini, non a una sola famiglia, come per anni è accaduto».
L’anello è tornato così a far parte del patrimonio storico cittadino, esposto per la prima volta al museo Griffo, all’interno della mostra “Fuoripercorso”, a cura del direttore dalla Valle dei Templi, Giuseppe Parello, Carla Guzzone e Donatella Mangione.
È stato ancora un atto di affetto a muovere la storia del piccolo anello d’oro che fu di Teano, adesso simbolo di amori senza tempo, fissato in una teca con dentro il passaggio dei volti che lo hanno, e lo continueranno, ad ammirare.

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