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Archeologia, a Malafede scoperta vasca del IV secolo avanti Cristo (Corsera)

  • di Grazia Pattumelli
  • 10 Set 2020 alle 16.20

Vasca romana Malafede

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Una grande vasca lunga 48 metri e larga 12, piena di acqua, delimitata da strutture di tufo e con uno scivolo che conduce al suo interno: è un enigma la nuova scoperta archeologica a Malafede, durante scavi propedeutici alla realizzazione di un complesso residenziale e commerciale. Siamo tra via Ostiense e la linea ferroviaria Roma-Ostia, un’area che già in età arcaica rappresentava un crocevia di traffici commerciali al confine tra Roma e la colonia Ostiense. Qui, la Soprintendenza speciale di Roma dal giugno 2019 porta avanti scavi che si estendono su 20mila metri quadrati. Ed è venuta alla luce la grande vasca, parte di un complesso stratificato che va dal IV secolo avanti Cristo all’età imperiale.

Otto secoli di storia per un insediamento ancora tutto da decifrare, ma che certamente verrà valorizzato. «Roma ci offre ancora sorprese- ha detto la soprintendente Daniela Porro -: al di fuori delle mura questo scavo ha portato a scoprire un articolato complesso antico con strutture rare, a partire dalla grande vasca di 12 metri per 48 colma di acqua e limitata da grossi blocchi di tufo. All’inizio abbiamo immaginato che fosse una darsena, considerata la vicinanza del Tevere, ma un’altra scoperta recente ha fatto cadere l’ ipotesi».

L’intero complesso, formato dalla piscina e da altri due manufatti di epoche successive ai lati sud e nord, è rimasto attivo per otto secoli. «L’occupazione di quest’area inizia in età arcaica- ha specificato Emanuele Giannini, direttore tecnico dello scavo- ma a partire dal IV secolo avanti Cristo avviene la monumentalizzazione. In questo primo periodo sembra essere stata realizzata la vasca, che poi continua a vivere fino al I secolo». Di certo, quello di Malafede era un insediamento produttivo e non abitativo, data la vicinanza al corso del Tevere, alla via Ostiense antica e a incroci che portano fino alla moderna Trigoria. Un uso commerciale, dunque, ma contemporaneamente anche uno culturale. Se il primo è accertato dal ritrovamento di una trentina di monete e anche dai pavimenti a spina di pesce delle strutture vicine alla vasca, quello sacro viene raccontato dalle lucerne ritrovate insieme a «lastre in ceramica decorate con la Vittoria alata e elementi floreali» secondo la descrizione di Federico Desideri, archeologo della società Eos Arc.

«Il lavoro andrà avanti - ha annunciato Giannini -. Rispetto ad altri interventi di archeologia preventiva, una vera sfida a causa delle dimensioni enormi dell’area e delle problematiche ambientali, come la presenza costante di acqua di falda». Per poter lavorare in queste condizioni i tecnici hanno installato un sistema di pompaggio delle acque, anche se resta molto difficile leggere le stratigrafie e scoprire l’altro filare di blocchi che regalerà alla vasca ulteriori 80 centimetri di profondità, facendole toccare un’altezza di un metro e ottanta. Conclusi i lavori, che dovranno essere effettuati in periodi asciutti, forse verrà risolto anche «l’enigma di Malafede».

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