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Una nuova tecnica per leggere i papiri di Ercolano?

  • di Grazia Pattumelli
  • 13 Ott 2019 alle 10.28

Papiri Ercolano Lettura

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Una squadra di ricercatori sta mettendo a punto un’intelligenza artificiale forse in grado di leggere l’unica biblioteca intatta conosciuta dell’antichità. Il progetto si basa su algoritmi e radiografie a raggi X che in futuro potrebbero leggere le centinaia di rotoli ancora intatti. Provengono dalla raffinata biblioteca della Villa dei Papiri di Ercolano, ritenuta di proprietà del suocero di Giulio Cesare e seppellita per secoli dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Una squadra di ricercatori sta mettendo a punto un’intelligenza artificiale forse in grado di leggere l’unica biblioteca intatta conosciuta dell’antichità. Il progetto si basa su algoritmi e radiografie a raggi X che in futuro potrebbero leggere le centinaia di rotoli ancora intatti. Provengono dalla raffinata biblioteca della Villa dei Papiri di Ercolano, ritenuta di proprietà del suocero di Giulio Cesare e seppellita per secoli dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Perchè è difficile leggerli
La ricerca è coordinata da Brent Seales, presidente del Dipartimento di Informatica presso l’Università del Kentucky, esperto di decifrazioni antiche. Nel 2015, la sua squadra era riuscita a leggere una pergamena ebraica di 1.700 anni completamente bruciata. Ritrovata nella sinagoga in En-Gedi in Israele, si è scoperta contenere un testo biblico del Levitico. Per farlo, era stato usato un programma informatico di nome Volume Cartographer, in grado di leggere le immagini ai raggi X. Questo procedimento non è tuttavia replicabile a Ercolano. L’inchiostro nella pergamena ebraica era a base di piombo e quindi visibile ai raggi X, mentre nei papiri di Ercolano è principalmente a base di carbonio (prodotto di carbone o fuliggine), praticamente invisibile ai raggi X poiché troppo simile al papiro.
La nuova tecnica
I ricercatori hanno dunque escogitato un nuovo approccio basato sui raggi X e su una speciale intelligenza artificiale. Funziona così: prendono i rotoli dove ancora si leggono ad occhio nudo le scritte, e le usano per insegnare all’intelligenza artificiale dove probabilmente si trova l’inchiostro nei frammenti illeggibili. Un algoritmo che poi dovrebbe svilupparsi automaticamente, al punto da distinguere le sottili differenze tra l’inchiostro e il papiro anche nelle immagini a raggi X. Se i ricercatori riusciranno a leggere correttamente i frammenti, in futuro proveranno con le pergamene intere ancora intatte. Al momento hanno appena finito di raccogliere i dati radiografici e stanno sviluppando gli algoritmi. I test sulle pergamene richiederanno qualche mese. Dice Seales: «La prima cosa che speriamo di fare è perfezionare la tecnologia in modo da ripeterla su tutti i 900 rotoli ancora intatti».
Cosa aspettarsi?
Per quanto riguarda il contenuto delle pergamene, le scoperte potrebbero essere entusiasmanti. «Per la maggior parte, gli scritti dei rotoli già aperti riguardano la filosofia greca e in particolare l’epicureismo», afferma Seales. Non è però da escludere che possano contenere testo in latino. Dirk Obbink, papirologo e classicista dell’Università di Oxford, che ha lavorato alla formazione degli algoritmi, spiega: «Una nuova opera storica di Seneca il Vecchio, ritenuta perduta, è stata scoperta tra i papiri di Ercolano solo l’anno scorso, mostrando così quali rarità rimangano da scoprire». Si ritiene che le biblioteche classiche avessero una sezione greca e una sezione latina, ma finora solo una piccola parte dei rotoli di Ercolano è stata trovata in latino. Forse all’interno della villa c’era una sezione dedicata ancora da scoprire. Obbink spera che le pergamene possano contenere anche opere perdute, come le poesie di Saffo o il trattato che Marco Antonio ha scritto sulla sua ubriachezza. «Mi piacerebbe molto poterlo leggere», ha detto.
I due rotoli intatti che verranno esaminati sono di proprietà dell’Institut de France di Parigi. Fanno parte di una sorprendente collezione di circa 1800 rotoli, scoperta nel 1752 durante gli scavi di Ercolano. Da allora, gli esperti hanno tentato di srotolarne circa la metà, purtroppo rovinandone o distruggendone molti. L’attuale studio è stato recentemente presentato in un articolo di PLOS ONE, ed è stato reso possibile grazie a una sovvenzione da 2 milioni di dollari da parte della Andrew W. Mellon Foundation.

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