Tempio di Vesta

  • tipologia:
    Tempio
  • quota:
    14m
  • anno:
    0
  • epoca:
    Repubblicana


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Tempio di Vesta

Il tempio di Vesta è un piccolo tempio rotondo (tholos) situato all'estremità orientale del Foro Romano a Roma, lungo la via Sacra accanto alla Regia ed alla Casa delle Vestali: insieme a quest'ultimo edificio costituiva un unico complesso religioso, con il nome di atrium Vestae.


Il tempio di Vesta è probabilmente tra i più antichi di Roma, risalente forse all'epoca in cui la città era ancora limitata al Palatino e costituita da un'aggregazione di villaggi e quindi prima della realizzazione del Foro. Secondo la tradizione romana la decisione della sua costruzione si deve a Numa Pompilio.


La conservazione del fuoco (risorsa e bene di straordinaria importanza) era un problema che comportava delle notevoli difficoltà; sia Virgilio che Ovidio riferiscono che all'epoca si otteneva col primitivo e laboriosissimo sistema dello sfregamento delle selci. Da qui la necessità di realizzare una struttura “pubblica” che fosse finalizzata alla conservazione, con personale addetto, di una risorsa sempre disponibile per i bisogni dell'intera comunità. Per la mentalità antica era quasi una logica conseguenza che la struttura divenisse tempio ed il personale assumesse il ruolo di sacerdote (nello specifico, sacerdotesse). Il tempio diventava così simbolo di aggregazione della comunità e dispensario di un bene primario.

Quando, da Servio Tullio in poi, il processo di aggregazione urbana coinvolse anche le genti stanziate sui colli vicini, il simbolo stesso dell'aggregazione assunse una forte connotazione politica. Non essendo pertanto più possibile mantenerlo limitato al nucleo Palatino, venne trasferito nell'area che sarebbe poi diventata il Foro e che stava assumendo la caratteristica di luogo d'incontro e di scambio commerciale tra le genti circonvicine, sul tipo dell'agorà greca. Il significato del tempio era anche quello di rappresentare il focolare domestico più importante, connesso alla vicina casa del re, che rappresentava tutti i focolari dello Stato.

Le prime sacerdotesse incaricate di sorvegliare il sacro fuoco erano le Vestali, che in seguito divennero l'unico sacerdozio femminile a Roma. Esse erano sei, con vari compiti, e provenivano tutte da famiglie del patriziato. Restavano vestali per trent'anni, a partire dai 6 o 10 anni, e dovevano rispettare un severo voto di verginità, pena la morte per seppellimento essendo sacrilego versare il sangue di una vestale. In cambio ricevevano prestigio, tributi pecuniari e onorifici, oltre a una numerosa serie di privilegi. Gli autori antichi riportano concordemente l'origine del tempio di Vesta nell'età regia, ma, a causa probabilmente della costante presenza del fuoco, il tempio, nella sua sistemazione all'interno del Foro, subì numerose distruzioni per incendio e fu più volte ricostruito, mantenendo sempre l'identica pianta, ma aumentando in altezza.


24 Febbraio GIORNO PAGANO DELLA MEMORIA
L’ultimo tentativo dell’antichità di restaurazione della religiosità romana fu quello dell’Imperatore Giuliano, il quale nato cristiano si convertì al culto gentilizio (un po’ come noi oggi), fu iniziato ai Misteri Eleusini ed al Mithraismo.
Tentò di copiare l’organizzazione ecclesiastica e di applicarla al politeismo e chiamò questo culto “Ellenismo”, ripose l’altare della Vittoria in Senato, tentò di restaurare il politeismo neoplatonico con al centro una divinità solare a cui gli altri Dei erano subordinati (come si vede l’antica e gloriosa Triade Capitolina ed il dominio del Padre della Legge, Iuppiter, erano comunque caduti nel dimenticatoio), chiuse alcune scuole dove veniva impedito lo studio delle filosofie pagane, inoltre scrisse diversi testi giunti fino a noi. Il suo dominio durò solo tre anni, dando poco margine di tempo al rinnovato culto di sopravvivere, egli fu infatti assassinato da un cristiano. Tutti gli imperatori successivi furono antipagani, fino a raggiungere il culmine con Teodosio che nel 380dc promulgò l’editto di Tessalonica, detto anche De Fide Cattolica, con il quale si riconosceva come unica religione permessa nell’Impero quella Cristiana Cattolica, e quindi tutti i culti gentili vennero vietati così come anche i culti “eretici” ed ebraici, era proibito partecipare a tali riti, e chi si convertiva a questi culti perdeva il diritto di fare testamento.
L’anno successivo venne permesso di conservare gli oggetti pagani di valore artistico, lo stesso anno la carica di Pontefice Massimo venne fatta decadere, togliendo a tutti i sacerdozi l’immunità, e vennero confiscati i loro beni. Il 24 febbraio del 391 venne spento il fuoco di Vesta. Il sacro fuoco rimasto acceso fin dalla fondazione di Roma morì. Quella struttura sacerdotale rimasta grossomodo immutata dai tempi di Numa Pompilio venne così spazzata via. L’altare della Vittoria in Senato viene nuovamente rimosso. Abbiamo ancora memoria di questi eventi, infatti Serena (sposa del magister militum Stilicone) a seguito dello spegnimento del Sacro Fuoco di Vesta, entrò nel tempio di Rea, la Madre degli Dei, si avvicinò alla statua della Dea e tolse la collana che la adornava, e reputandosi al suo pari la indossò. Un’anziana donna di nome Celia Concordia, l’ultima Vestale, vedendo la scena prese a protestare, ma venne allontanata con la forza, e quindi cacciò una tremenda maledizione su Serena, il marito e tutti i suoi eredi.
Tale maledizione fu sbeffeggiata da Serena fino a quando non iniziarono ad apparirle notte e giorno visioni della morte propria e dei suoi figli: eventi che si avverarono con spietata precisione diciassette anni dopo con una condanna a morte da parte del Senato. Per ironia della sorte (o come sottolinea Zosimo, “di Vendetta”) la decisione venne presa da un Senato a maggioranza cristiano. Ancora oggi il 24 febbraio in Italia si piange ogni anno lo spegnimento del sacro fuoco di Vesta, e tutti i politeisti uccisi dall’intolleranza religiosa, con manifestazioni di lutto e triste commemorazione di varia natura presso varie realtà pagane e neopagane (anche non romane). Dopo la morte di Graziano, Quinto Aurelio Simmaco ed altri senatori chiesero il riposizionamento dell’altare della Vittoria nel Senato. Tuttavia il Vescovo di Milano, Ambrogio, e dell’imperatore Teodosio lo impedirono.
Il senso di riportare la statua della Vittoria in Senato aveva per molti un significato non religioso, quanto artistico e simbolico; in quel tempo infatti si tentò di stabilire una sorta di laicità dello Stato creando un potere che si contrapponesse a quello della Chiesa, ma questo non sarà realizzato fino alla nascita dei Comuni nel basso medioevo. Nell’incremento del potere della chiesa il Vescovo Ambrogio ebbe un potere enorme, al punto che dopo la Strage di Tessalonica costrinse l’Imperatore a sottomettersi a lui minacciandolo di non recitare più messa in suo presenza. L’Imperatore si sottomise al Vescovo, e così Roma cadde definitivamente sotto il dominio clericale. Nel 407dc abbiamo definitivamente più Senatori cristiani di quanti non fossero quelli pagani, e la sua autorità è ridotta ad una sorta di consiglio comunale della città di Roma, terminando così lo scontro con gli Imperatori e la Chiesa. Tre anni dopo abbiamo il Sacco di Roma da parte di Alarico, il quale essendo privo di macchine d’assedio non poteva assediare la città di Roma. Tuttavia egli riuscì ad entrare grazie alla gens cristiana degli Anici Probi che gli aprirono le porte dall’interno. Si noti che era dal 390ac che un esercito barbaro non entrava nella Capitale. Poco dopo esser uscito da Roma, Alarico si ammalò di una terribile malattia, e morì improvvisamente.
Evento che richiama alla memoria la maledizione lanciata da Romolo su chiunque avesse violato il confine sacro della città in armi. Nel 415dc abbiamo la morte della famosa Ipazia, filosofa, astronoma, matematica, figlia del filosofo Teone. Scrisse anche diversi testi che a noi non sono giunti. Per quanto ci riporta Sinesio ella inventò l’astrolabio, l’idroscopio, e gestiva la Scuola di Alessandria. Il fatto di essere donna ed al contempo di insegnare e parlare non coincideva con i dettami della cristianità del tempo, ciò la mise in contrasto con il Vescovo Cirillo che era già impegnato a sovrastare il potere del Prefetto Oreste (cristiano, che tuttavia pensava allo Stato come un’entità laica). Ipazia prima di esser uccisa da un gruppo di monaci cristiani su ordine del Vescovo venne stuprata, martoriata, e sacrificata sull’altare cristiano posto all’interno della -già saccheggiata- biblioteca di Alessandria, ed il corpo smembrato in quattro parti e bruciati separatamente. Il 28 agosto del 476 Odoacre, prese la città di Roma per sete distruggendone gli acquedotti, deponendo l’ultimo imperatore che, per amara ironia, si chiamava Romolo Augustolo. Erano 1229 anni da quando Romolo tracciò il primo sacro confine sul Palatino.
La città venne rasa al suolo. Quando Odoacre iniziò a scendere lungo l’Italia, Romolo Augustolo chiese aiuto all’Imperatore d’Oriente Zenone, ma egli rispose che non aveva uomini da inviargli. Spesso immagino il povero messo a cui vengono dati in mano i Sacra Imperiali, gli oggetti sacri simbolo del potere romano, esistenti fin da prima della nascita di Roma. Lo immagino con le vesti logore, sbattuto su una barca e spedito a Costantinopoli. Arrivato cerca di entrare nel palazzo imperiale, le guardie lo fermano perché appare come uno straccione, lui gli fa vedere la missiva imperiale e allora lo lasciano passare. Entra nel palazzo dell’Imperatore d’Oriente, pieno di ori ed inutili decori, si trova davanti Zenone e gli porge i Sacra Imperiali, e gli dice che Roma non esiste più. Gli dice che l’Impero Romano d’Occidente che per oltre cinquecento anni fu il mondo più di quanto non ne fosse il suo centro, non esisteva più. Da quel momento quel territorio inizia a chiamarsi il Regno d’Italia di Odoacre…. Siamo nel Medioevo. Così finisce il mondo antico.


I resti del tempio oggiRicostruzione 3D del Tempio

Indirizzo:
Via di S. Teodoro, 1, 00186 Roma RM, Italia

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