Sinagoga - Tempio maggiore

  • tipologia:
    Tempio
  • quota:
    17m
  • anno:
    1904
  • epoca:
    Italiana


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Sinagoga - Tempio maggiore

Il Tempio Maggiore è la principale sinagoga di Roma e segue il rito italiano; fu costruito tra il 1901 e il 1904 su uno dei quattro lotti di terreno ricavati demolendo le più fatiscenti aree del Ghetto.

Per gli ebrei romani il Tempio Maggiore rappresenta, oltre che un luogo di preghiera, un fondamentale punto di riferimento culturale ed ospita il museo ebraico di Roma.

Fanno capo alla sinagoga tutti gli organismi religiosi ed amministrativi che regolano la vita della comunità ebraica di Roma. Con l'istituzione del ghetto ebraico di Roma nel 1555 da parte di papa Paolo IV, al suo interno furono raccolte in un unico edificio le uniche cinque sinagoghe della città, le cosiddette "Cinque Scole" (la Castigliana, la Catalana, la Siciliana, la Nova e l'Italiana), ciascuna afferente ad un diverso rito.

In seguito all'annessione di Roma allo stato italiano (1870), con la quale gli ebrei divennero titolari dei diritti di cittadinanza, venne abolito il ghetto; nel 1888 l'Università ebraica di Roma stipulò un contratto con il Comune per il quale avrebbe ottenuto un terreno con strade di accesso adeguate per l'edificazione di una sinagoga di dimensioni monumentali per consentire la demolizione dell'edificio delle Cinque Scole; tale accordo venne però rescisso nel 1896.

Nel 1889 fu indetto il primo concorso per il progetto della nuova sinagoga che avrebbe dovuto «innalzarsi fieramente fra le costruzioni della nuova città» ed avere «carattere monumentale e severo» acquisendo non solo la funzione di luogo di culto, ma anche di simbolo dell'emancipazione della comunità ebraica di Roma; ad esso parteciparono ventisei gruppi di architetti e ingegneri e vennero premiati a pari merito i disegni di Attilio Muggia e degli allievi di Guglielmo Calderini, Vincenzo Costa e Osvaldo Armanni.

In seguito all'acquisto del terreno da parte dell'Università ebraica, avvenuto nel 1897 e consistente in uno dei quattro lotti ricavati dalle demolizioni dell'antico ghetto, venne indetto un secondo concorso nel quale i due vincitori del primo furono invitati a rielaborare i progetti già presentati; con la rinuncia da parte di Muggia, l'incarico venne affidato ad Armanni e Costa.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1901 con la posa della prima pietra il 20 luglio, e si protrassero per tre anni; il 2 luglio 1904 re Vittorio Emanuele III visitò ufficialmente l'edificio ormai completato, e il 27 dello stesso mese ebbe luogo la consacrazione della sinagoga da parte del rabbino maggiore di Roma Vittorio Castiglioni, che si era insediato il 17 dicembre dell'anno precedente. Il Tempio Maggiore rimase attivo anche dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938; tra il 26 e il 28 settembre 1943 fu il luogo della raccolta dell'oro per il ricatto di Herbert Kappler, che tuttavia non servì a scongiurare il rastrellamento del Ghetto.

Dall'ottobre successivo fino al 5 luglio 1945 il Tempio venne posto sotto sequestro e chiuso al culto e a qualsiasi altra attività. Il 9 ottobre 1982 il Tempio Maggiore fu oggetto di un attentato da parte di un commando palestinese, che causò la morte di Stefano Gaj Tachè di soli due anni, oltre al ferimento di 37 persone.

Il Tempio Maggiore è stato lo scenario della prima visita di un papa a un luogo di culto ebraico, compiuta da Giovanni Paolo II: il pontefice vi fu accolto dal Rabbino Capo Elio Toaff il 13 aprile 1986. Il papa affermò che gli Ebrei sono «i fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori». Il 17 gennaio 2010 papa Benedetto XVI compì un'ulteriore visita al Tempio e anche al museo.

Il 17 gennaio 2016 papa Francesco visitò nuovamente la sinagoga e, citando il discorso di Giovanni Paolo II, affermò: «siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede». Il 20 maggio 2004, per celebrare il centenario dell'inaugurazione del Tempio Maggiore, le Poste Italiane hanno emesso un francobollo da 0,60 € che ne raffigura la facciata.


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