Sepolcro degli Scipioni

  • tipologia:
    Sepolcro / Tomba
  • quota:
    28m
  • anno:
    290 a.C
  • epoca:
    Repubblicana


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Sepolcro degli Scipioni

STORIA
Inglobato in parte in una abitazione del III secolo, fu riscoperto, nonostante se ne conoscesse l'ubicazione approssimativa grazie alle fonti, in due riprese, nel 1616 e di nuovo dai proprietari del fondo nel maggio del 1780, durante lavori per la costruzione di una cantina. Danneggiato da scavi condotti coi metodi distruttivi di quei tempi, in cui lo scopo principale era spesso solo quello di trovare tesori, il sepolcro fu restaurato integralmente nel 1926 a cura della X Ripartizione del Comune di Roma. In quell'occasione vennero asportate le murature apposte dagli scopritori per sostenere le volte crollanti e furono eseguiti precisi studi per ricollocare (in copia) le iscrizioni antiche e i sepolcri.

La fondazione del sepolcro si può far risalire con certezza all'inizio del III secolo a.C. ad opera di Lucio Cornelio Scipione Barbato, console nel 298 a.C., il cui sarcofago, unico rimasto intatto, occupava il posto d'onore ed è ora ai Musei Vaticani unitamente agli originali delle iscrizioni. Grazie a numerose citazioni antiche, e soprattutto a testimonianze di Cicerone, sappiamo che fu in uso fino all'inizio del I secolo a.C. e il corpo principale fu praticamente completo entro la prima metà del II secolo a.C. Si sa anche che custodiva i resti di un estraneo alla famiglia: il poeta Ennio, di cui Cicerone ci dice esistesse anche una statua di marmo. Invece nessuno degli Scipioni a noi più familiari, l'Africano, l'Asiatico e l'Ispanico fu sepolto qui, ma secondo Livio e Seneca furono inumati nella loro villa di Liternum.

Le iscrizioni sui sarcofagi (solo su sette esemplari) permettono di datare l'uso dell'ipogeo fino al 150 a.C. circa, quando la struttura era completa e venne affiancata da un'altra stanza, di forma sempre quadrangolare ma non in asse con la prima, dove furono sepolti pochi altri membri della famiglia, non oltre comunque il II secolo a.C. Risale a quell'epoca la creazione di una solenne facciata "rupestre". La decorazione viene attribuita all'iniziativa di Scipione l'Emiliano, ed è un fondamentale esempio di ellenizzazione della cultura romana nel corso del II secolo a.C. A quell'epoca il sepolcro divenne una sorta di museo familiare, che perpetuava e diffondeva le imprese dei suoi componenti.

L'ultimo utilizzo conosciuto del sepolcro si ebbe in epoca claudio-neroniana, quando vi furono inumati la figlia e il nipote di Cornelio Lentulo Getulico, determinata dai motivi ideologici legati alla discendenza dagli Scipioni. Entro il III secolo d.C. il sepolcro venne obliterato in altri edifici.

ARCHITETTURA
l monumento è diviso in due corpi distinti: il principale, scavato in un banco di tufo a pianta grosso modo quadrata, e una galleria comunicante di epoca posteriore, costruita in mattoni, con ingresso indipendente. La regolarità dell'impianto fa ritenere che lo scavo sia avvenuto appositamente per la tomba, non sembra plausibile il riciclo di un'antica cava di tufo.

Il corpo centrale è diviso da quattro grandi pilastri risparmiati nell'opera di escavazione per assicurare la solidità all'ipogeo; sono presenti quattro gallerie lungo i lati e due centrali che si incrociano perpendicolarmente, dando all'insieme un aspetto vagamente "a griglia".

Della facciata, rivolta verso nord-est, ci resta solo una piccola parte sulla destra, con scarsi resti di pitture. Era composta da un alto podio con severe cornici a cuscino, nel quale si aprivano tre archi in conci di tufo dell'Aniene: uno conduceva all'ingresso dell'ipogeo (centrale), uno alla nuova stanza (destra), mentre il terzo (sinistra) era cieco ed aveva una funzione puramente ornamentale (a meno che non si pensasse in futuro di scavare un'ulteriore camera su questo lato). Questo basamento doveva essere interamente ricoperto di affreschi, di cui rimangono solo piccole parti nelle quali sono stati individuati tre strati: i due più antichi (dalla metà del II secolo a.C. circa) presentano scene storiche (si riconoscono le figure di alcuni soldati), mentre l'ultimo, più recente, ha una semplice decorazione in rosso a onde stilizzate (I secolo d.C.).

Più spettacolare era la parte superiore della facciata, dove esisteva un alto prospetto tripartito, con sei semicolonne e tre nicchie, entro le quali, secondo la testimonianza di Livio[1], erano state collocate le statue dell'Africano, dell'Asiatico e del poeta Ennio. L'attribuzione all'epoca dell'Emiliano confermerebbe questa struttura come uno dei primissimi esempi di edificio in stile ellenistico a Roma.

A sinistra, una grossa cavità circolare ha distrutto un angolo della tomba, probabilmente per via dell'uso come calcara in epoca medievale.
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