Eremo di San Selmo

  • tipologia:
    Eremo
  • quota:
    88m
  • anno:
    0


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Eremo di San Selmo

A sud dell?abitato di Civita Castellana, a metà altezza della collina che sovrasta il tempio di Giunone Curite, si affacciano le grotte di San Selmo Attualmente l?insediamento è quasi inaccessibile, dato che l?antico sentiero che vi giungeva dal basso è in parte crollato e in parte ostruito da costoni tufacei distaccatisi dalla falesia per effetto dell?erosione.

Secondo la Raspi Serra si tratta di un cenobio
Il complesso rupestre consta di una serie di ambienti a pianta irregolare comunicanti fra loro. Sul piano di calpestio della zona più interna, cui si accede tramite due ampi archi ritagliati nel tufo, è scavata una vasca circolare oggi riempita di terra e pietrisco, della quale si ignora l?uso. La funzione stessa degli spazi, d?altra parte, in passato identificata con un insediamento di tipo cenobitico, non è appurabile con assoluta certezza venendo a mancare prove documentarie ed evidenze archeologiche inequivocabili

Una fotografia del volto è pubblicato nel saggio di Raspi Serra Dislocate soprattutto nell?ambiente centrale, le testimonianze pittoriche raggiungono un numero cospicuo anche se risultano quasi illeggibili a causa del sopraggiungere, negli ultimi decenni, di atti vandalici e veri e propri furti che hanno comportato il trafugamento delle porzioni più significative. Circa trent?anni fa è stato rubato il volto del Cristo dipinto sul lato meridionale del pilastro di raccordo dei due archi, per fortuna documentato da una vecchia fotografia. Di esso restano soltanto i segni del collo e parti limita-te del fondo blu . Lacerti di malta sopravvissuti più in basso permettono di ipotizzare che in origine l?immagine del Salvatore fosse a figura intera.

Il pannello con la Crocifissione esisteva ancora, non sappiamo in quale stato, negli anni ?70 del s
Una nicchia, con una croce dipinta all?interno, compare anche nella Grotta del Salvatore a Vallerano Uguale sorte è toccata al pannello con la Crocifissione che veniva segnalato a destra del Cristo, con la differenza che in questo caso non abbiamo alcuna foto che ne attesti l?esistenza e a sua memoria rimangono soltanto le tracce dell?intonaco scalpellato corrispondenti a un?area rettangolare del supporto tufaceo. È ancora in parte visibile, invece, il decoro della nicchia scavata fra le due immagini appena citate. Sul fondo era dipinta una croce gemmata color ocra a bracci patenti su fondo azzurro. Resta anche qualcosa della superficie contigua di sinistra, dove si scorge parte di un motivo floreale. Per la sua ubicazione, e la presenza della croce, la nicchia farebbe pensa-re ad uno spazio riservato alla suppellettile liturgica
Il personaggio è raffigurato anche nell?omonima grotta di Castel Sant?Elia in un pannello
Più a sinistra, lungo la superficie perimetrale della grotta, si scorgono i resti di tre santi rappresentati all?interno di un unico riquadro . Nonostante il grave stato di lacunosità dell?intonaco, nel personaggio femminile di sinistra è possibile riconoscere una santa Caterina, grazie alle tracce del suo tipico attributo, la ruota dentata, che esibisce in alto sulla destra. La figura centrale con indosso il saio è identificabile con Leonardo da Nobiliacum per via della catena che tiene in mano, segno distintivo e ricorrente nella tradizione iconografica del santo, della quale si conserva una versione tarda nella vicina grotta di Castel Sant?Elia. Nulla si può dire, invece, a proposito del personaggio di destra che è stato interamente scalpellato.

A pochi metri di distanza da questo pannello, sulla destra, la stessa parete di roccia conserva i resti di un altro riquadro che in origine doveva raffigurare un santo vescovo, come lascia intendere l?unico brano superstite, in corrispondenza della metà inferiore, con le tracce di una casula e di un omophorion. Inoltre, sulla parete sinistra dell?angusto passaggio che si apre ad est dell?ambiente principale, in passato veniva segnalato un affresco « assai guasto » con due monaci, oggi del tutto scomparso.
Le pitture di San Selmo sono caratterizzate da un intonaco piuttosto spesso con un impasto bianco,

Per quanto riguarda la datazione delle pitture, ovviamente lo stato di lacunosità e il deterioramento della pellicola pittorica ostano alla formulazione di un?ipotesi precisa. Le caratteristiche materiche dei brani superstiti fan-no pensare all?esistenza di un unico intervento pittorico o di fasi esecutive succedutesi in un breve arco di tempo Gli attributi dei santi raffigurati sulla parete di destra, estranei alla tradizione altomedievale, permettono di ritenere plausibile una datazione all?interno della prima metà del xiii secolo. Del resto, i tratti grossolani del volto di Cristo (così come appaiono nella fotografia che documenta il soggetto prima del furto), originariamente a figura intera, sembrerebbero dar peso a questa proposta cronologica visto che rivelano una certa somiglianza con alcune tavole del Salvatore d?area laziale risalenti al xiii secolo

Bibliografia
Tesori Nascosti Agro Falisco - tesorinascostiagrofalisco.wordpress.com


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Indirizzo:
Via di Celle, 7, 01033 Civita Castellana VT, Italia

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