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Catacomba Ad Decimum

La catacomba Ad Decimum non serviva ai cristiani di Roma perché troppo distante, era il cimitero del piccolo villaggio del Decimo Miglio; giustifichiamo così le non più di 1000 tombe che dal III al V secolo riempirono le sue gallerie. Semplice nell'articolazione e limitata nel suo sviluppo, circa 225 metri, non può certo essere paragonata alle grandi catacombe romane (con i 20 km di quella di S. Callisto alle porte di Roma) anche se gode di un vanto su tutte le altre, perché giunta fino a noi pressoché intatta. Il suo eccezionale stato di conservazione è quasi totale, le sepolture risultano ancora perfettamente sigillate per più del 90%.

Abbandonata molto presto, probabilmente già a partire dalla fine del V - VI secolo perché priva di corpo di martire, per 1500 anni rimase dimenticata, anche perché non menzionata in alcun documento. Solo per caso nel 1905 durante il dissodamento della vigna soprastante se ne riscoprì l'entrata, completamente ostruita dal fango e dalla melma che depositandosi nel corso del tempo l'avevano riempita nuovamente. Convinti di trovare 'il tesoro' i proprietari del vigneto cominciarono a 'ri-scavarla', ad aprire le tombe che stavano ai lati della scala, provocando una parziale rovina delle pareti. Purtroppo proprio ai piedi della scala stavano le tombe più ricche, subito aperte a colpi di piccone. Non trovando nulla e per rifarsi in parte della delusione, i proprietari si vendettero i marmi che non avevano distrutto, proseguirono poi avanti e ai lati ma senza alcun successo e così, fortunatamente, smisero di scavare.
L'opera di devastazione durò circa sette anni, fino a quando i monaci dell'Abbazia di Grottaferrata si interessarono all'acquisto del terreno, dopodiché si procedette allo scavo archeologico. La prima campagna si svolse fra l'autunno del 1912 e la primavera dell'anno seguente e terminò con una festa resa più solenne dalla coincidenza del 160° centenario del cosiddetto Editto di Costantino.
Direttore dello scavo fu Padre Sisto Scaglia, cistercense. Una seconda campagna di scavo fu condotta dal 1916 al 1919, diretta, anche se non sembra per tutto il periodo, dall'archeologo Iosi e ci presero parte specialmente prigionieri di guerra austriaci, che preferirono questo lavoro al campo di prigionia.

La catacomba si articola in cinque gallerie: una centrale, in linea con la scala, due che si diramano a sinistra, una che si diparte sulla destra ed è tagliata perpendicolarmente dalla quinta. Il totale delle gallerie, compresi undici diverticoli e sub-diverticoli, misura in complesso circa 225 metri. La scala, che ovviamente precedette lo scavo di tutto il resto, scende dritta con 31 gradini piuttosto alti, alla profondità di circa 9 metri ed è preceduta da 7 gradini moderni in mattoni, che la raccordano all'esterno; è coperta da una volta di cementizio di cui manca la prima parte, quella che, emergendo dal terreno, serviva da ingresso. Ai piedi della scala lo spazio si apre in alto con un lucernario, che in realtà è la parte superiore di un pozzo preesistente al cimitero. I cristiani scavarono la scala diretti a questo pozzo, tagliandone la canna cilindrica e chiudendola in basso con una lastra lapidea. Poi scavarono a destra una cisternetta comunicante col pozzo, per attingere l'acqua che serviva ad impastare la malta necessaria a chiudere ermeticamente le tombe e per le cerimonie funebri accompagnate da pasti, antica usanza pagana che la Chiesa non aveva creduto opportuno estirpare ma aveva cristianizzato con preghiere e con l'invito dei poveri a partecipare a tali banchetti funebri.

Epigrafi e pitture
La galleria più antica della catacomba Ad Decimum è datata alla seconda metà del III secolo ed è quella che ha subito l'opera di devastazione ed infatti dall'apertura delle sepolture è possibile studiare la conformazione interna dei loculi. Realizzati di forma anatomica, più larghi dalla parte delle spalle più stretti dalla parte dei piedi, si ritiene preparassero la tomba anche molto tempo prima il decesso. La salma veniva avvolta in fasce ed adagiata direttamente nel loculo senza alcun tipo di cassa; i sepolcri potevano contenere un diverso numero di salme ed in base a questo prendevano nomi differenti: monosoma, bisoma, trisoma. Ogni sepolcro veniva chiuso con materiale prevalentemente di recupero come tegole e pezzi di marmo, sopra cui a volte veniva inciso l'epitaffio. Dato l'eccezionale stato di conservazione di cui gode la catacomba Ad Decimum, risulta estremamente suggestiva la visita per le oltre 50 iscrizioni rimaste perfettamente intatte e al loro posto.

Nella catacomba Ad Decimum le rappresentazioni pittoriche più significative interessano la zona dei cubicoli, decorati riccamente, dovevano appartenere a defunti particolarmente onorati e rispettati all'interno della comunità. Abbiamo un collegio apostolico con il Cristo in posizione centrale affiancato da tre apostoli per lato: sei in tutto e non dodici per evidenti ragioni di spazio. Un'orante raffigurata con le fattezze di un'adolescente, con le braccia allargate e le palme rivolte verso l'alto: rappresentazione simbolica dell'anima che, raggiunta la beatitudine celeste, colloquia col Signore. E poi Daniele nella fossa dei leoni, simbolo della salvezza, il Buon Pastore, simbolo del Cristo che salva l'anima, fino ad arrivare all'immagine più caratteristica quella della traditio legis in cui è ancora perfettamente visibile la figura del Signore che porge, con la mano sinistra all'apostolo Pietro, un rotolo in parte svolto, su cui si legge Dominus lege dat (il Signore proclama la legge). Le pitture dei cubicoli possono essere datate alla seconda metà del secolo IV d.C. agli inizi del V e sono eseguite probabilmente non con la tecnica dell'affresco ma con una tempera (colori naturali uniti ad un collante) stesa sull'intonaco ormai asciutto.
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