La Torre Maggiore svetta su pochi ettari di verde residuo, assediata su tre lati dalle costruzioni moderne. Ferita da una lunga frattura verticale sul lato meridionale, forse agonizzante, difende faticosamente il prestigio che le deriva dall’altezza e dal suo ruolo di presidio e ‘porta’ dell’Agro romano. Ha pianta quadrata, è alta 34 m e si sviluppa su cinque piani, dotati di finestre. La torre è affiancata da una cinta muraria merlata. L’insieme è assolutamente pittoresco. La “turris cum claustro” è una tipologia costruttiva molto in auge nel Medioevo e in particolare nella Campagna Romana. La torre fortificata aveva una naturale funzione di presidio del territorio e di controllo sulla via Ardeatina antica. Ma aveva anche un ruolo nell’economia rurale del tempo. Già nel settimo secolo sorse qui la domusculta di sant’Edisto, una di quelle grandi aziende agricole del patrimonio di San Pietro, promosse dai pontefici per arginare la crisi degli approvvigionamenti della città di Roma e riattivare l’attività agricola dopo la crisi successiva alla caduta dell’impero. Nei secoli successivi si sviluppano le grandi aree agricole, abbinate alle “tenute di campagna” di proprietà delle famiglie nobiliari romane. La Torre Maggiore apparteneva in particolare alla famiglia dei Savelli, detentrice peraltro di numerosi altri castelli nella zona.
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Auxilium petere ?
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