In quel periodo (270-275 d.C.) la città si era sviluppata ben oltre le vecchie Mura serviane (che circondavano solamente i sette colli), costruite nel VI secolo a.C., durante l'età repubblicana, protetta da parecchi secoli di espansione dello Stato; ma la nuova minaccia, rappresentata dalle tribù barbare che fluivano alla frontiera germanica, non poteva essere controllata dall'impero, che versava allora nella difficile crisi del III secolo.
E infatti, dopo il 250 orde di Goti calarono dalla Scandinavia, loro terra d'origine, espandendosi a sud fino alla Grecia e sottoponendo l'intera Europa centro-meridionale a un pesante saccheggio. L'unica barriera che riuscì in qualche modo a frenare l'impeto di questi assalti si rivelò essere la presenza di mura fortificate, e così riuscirono a scampare città come Milano, Verona e poi Mileto e Atene. Inizialmente Roma si considerava immune da ogni pericolo: secoli di tranquillità facevano ritenere impensabile che un nemico potesse violare il sacro suolo dell'Urbe. Una fortunosa conferma di questa convinzione si ebbe quando, intorno al 260, gli Alemanni invasero la penisola, arrivando fino a Roma. Ma evidentemente anche loro erano convinti dell'invulnerabilità di una città così importante, e rinunciarono ad aggredirla, come già aveva fatto cinque secoli prima Annibale nella seconda guerra punica. Il sacco di Atene del 267 da parte degli Eruli, che calarono dal Dnepr, generando la paura del saccheggio anche a Roma, portò a un'accelerazione del progetto di edificazione delle mura. Nel 270 Aureliano riuscì ad arrestare, nei pressi di Piacenza, non senza difficoltà , un'ennesima invasione di Alemanni e Goti; il pericolo era scampato ancora una volta, ma ormai ci si rese conto della necessità di correre urgentemente ai ripari: da molto tempo le legioni non erano più in grado di controllare il territorio dello Stato per tutta la sua estensione.
Ai tempi di Massenzio risalgono alcuni interventi di riassesto e rinforzo del muro, oltre alla predisposizione, in funzione anti-costantiniana, di un fossato che però fu forse terminato proprio da Costantino.
All'inizio del V secolo (circa 130 anni dopo la costruzione del muro), si affacciò nella penisola una nuova minaccia di barbari, con i Goti di Alarico. La muraglia necessitava di una profonda ristrutturazione, non solo per gli inevitabili danni del tempo, ma anche per le diverse possibilità poliorcetiche a disposizione dei nemici e per le mutate condizioni interne dello Stato e della città di Roma in particolare: l'esercito era molto più debole e numericamente scarso e le armi più limitate. Occorreva innalzare le mura per offrire un ostacolo maggiore al nemico, aumentare le feritoie per rimediare alla carenza di baliste, limitare le porte, modificare l'assetto e la struttura difensiva di quelle che rimanevano e chiudere quasi tutte le uscite secondarie. Il fossato, poi, non esisteva più.
Si trattò dell'intervento più incisivo operato sulle Mura Aureliane, e risale all'imperatore Onorio o, per maggior precisione, al suo magister militum, il generale Stilicone: in un paio di anni intorno al 403 l'altezza delle mura fu quasi raddoppiata (dai 6-8 metri circa precedenti ad almeno 10,50-15) creando un doppio camminamento, uno inferiore (quello precedente, che diventa così coperto, con feritoie per gli arcieri) e uno superiore, scoperto e circondato da merlature. Anche le torri furono rinforzate con un secondo piano e molte porte vennero ristrutturate. In questo periodo il mausoleo di Adriano, sulla riva destra del Tevere, viene incorporato nelle mura, inglobando così, oltre al Trastevere e al Gianicolo, anche l'area del colle Vaticano, che già Aureliano aveva dovuto escludere.
C'è però da rilevare che l'intervento non sortì effetti completamente positivi: nell'ultimo secolo distruzioni, inondazioni, frane e scarichi avevano accumulato sulla facciata esterna del muro una quantità immensa di immondizie, macerie e detriti. La rimozione e lo sterro di tutto questo materiale, sparpagliato lontano dalla città , scoprì le mura in tutta la loro altezza, in alcuni tratti mettendo a nudo anche le fondazioni; il terreno fu abbassato, provocando un dislivello dei piani stradali e la conseguente sopraelevazione di alcune porte. La retorica contemporanea si produsse in un coro di lodi e celebrazioni per la magnificenza dell'intervento ma le garanzie di sicurezza e di resistenza della muraglia calarono sensibilmente, e lo squilibrio architettonico che ne derivò fu la causa di una pericolosa instabilità dell'intera struttura.
Ma ancora una volta, nessun nemico assediò la città ; il 24 agosto del 410 Alarico entrò in Roma per la porta Salaria, incredibilmente lasciata aperta: a distanza di otto secoli, era il primo nemico che violava il suolo dell'Urbe dopo i Galli, nel 390 a.C. In questo periodo le mura subiscono pesanti danni (secondo Procopius, ne fu distrutto un terzo) e per la ricostruzione si utilizzò il materiale di riporto ricavato dalle distruzioni che i Goti operarono per l'intera città , conferendo a tante parti del muro quell'aspetto di un insieme eterogeneo costituito da un miscuglio di tufo, marmo e mattoni.
Solo alla fine del secolo le mura furono finalmente restaurate da Teodorico, re ostrogoto d'Italia, dopo essersi liberato di Odoacre, re erulo d'Italia, in una guerra che provocò altri danni alle mura di Roma. Ancora un grosso spavento si ebbe quando nel 538 Vitige, re degli Ostrogoti attaccò invano le mura di Roma difese da Belisario, generale dell'imperatore Giustiniano e poi, quarant'anni dopo, il ventennale assedio longobardo. Ma la città era ormai in piena decadenza; l'impero era finito e il potere politico lasciava il posto al potere ecclesiastico.
Papa Pio IV, nella seconda metà del Cinquecento, provvide alla ristrutturazione e rafforzamento delle mura in seguito al timore che Roma potesse essere invasa dai pirati barbareschi che in quegli anni si erano resi particolarmente minacciosi verso la capitale, devastando le città costiere laziali. L'intervento comprese anche l'edificazione di una più vasta cinta difensiva in sostituzione delle Mura leonine, erette da papa Leone IV a difesa della Basilica di San Pietro, già saccheggiata durante l'incursione dell'846 da parte dei pirati saraceni.
Le mura continuarono ad avere un ruolo difensivo per la città per secoli (insieme con gli ampliamenti sulla riva destra, le Mura Leonine e Gianicolensi, rispettivamente nel IX e nel XVII secolo) fino al 20 settembre 1870, quando con la presa di Roma i Bersaglieri aprirono una breccia vicino a Porta Pia e posero fine al dominio temporale del papato.
Diversi furono gli interventi da parte dei papi lungo i secoli: i più rilevanti furono l'edificazione, nella parte sud, non lontano da Porta San Sebastiano, dei bastioni del Antonio da Sangallo il Giovane nel XVI secolo, più adatti all'uso dei cannoni rispetto alle mura antiche e la totale distruzione delle mura che circondavano il Gianicolo, per opera di papa Urbano VIII verso la metà del XVII secolo. Nel 1821, proprio a ridosso delle mura all'altezza della Piramide Cestia, venne aperto il Cimitero acattolico.
Proprio alla loro lunga funzionalità è legato il buono stato di conservazione che, tuttavia, nella parte sud della città , in via di Porta Ardeatina, ha conosciuto a Pasqua del 2001 un parziale collasso per una lunghezza di 20 metri circa, dovuto a fenomeni infiltrativi, provocati dall'acqua piovana e dalla mancata manutenzione del complesso murario da parte del Comune che, pure, nel 1999 aveva stanziato e speso poco meno di 30 miliardi di lire per i restauri necessari.
Per ripristinare lo status quo ante ed evitare nuovi collassi in futuro, l'Istituto di acustica (Idac) del Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" hanno condotto analisi fortemente innovative per progettare e costruire un'apparecchiatura di indagine diagnostica, basata sul sistema della TAC, al fine di studiare l'evoluzione e l'eventuale degrado dei materiali che costituiscono le mura. Il danno alle Mura è stato poi opportunamente riparato nel 2006.
Dentro Porta San Sebastiano il Museo delle Mura è dedicato proprio a questa grande opera architettonica.
Un nuovo crollo si è verificato il 1º novembre 2007: un tratto di mura alto 10 metri e largo quindici, per una profondità di un metro, è rovinato lungo viale Pretoriano, nel quartiere di San Lorenzo, fortunatamente senza conseguenze sulle vite umane (in quella zona parecchi senzatetto si riparano sotto le mura). Una concausa del crollo è stata individuata nelle forti e incessanti piogge che imperversavano sulla città in quei giorni.
Sebbene il Comune di Roma prevedesse, con una delibera del 1980, interventi di recupero, restauro e lotta all'abusivismo, non è ancora riuscito a ottenere una dignitosa sistemazione per la fascia adiacente al muro, quello che un tempo era il Pomerium. Proprietà private addossate al muro, inglobamento di tratti di muro in proprietà private, concessione di torri o bastioni adeguatamente sistemati per uso abitativo hanno completamente snaturato alcune parti del complesso, deturpandone l'aspetto originario, sebbene eleganti portoncini, balconi e finestrelle, realizzati a volte in un improbabile stile rinascimentale e magari parzialmente nascosti tra una vegetazione rampicante, cerchino di rendere l'abuso meno sgradevole. Si tratta di una presenza sparsa un po' dovunque, lungo il tragitto delle mura, ma con una particolare concentrazione nell'area tra porta Pinciana e piazza Fiume e in quella intorno a porta Tiburtina e a porta Ardeatina.
All'uso residenziale privato che viene tollerato di un bene storico e archeologico si aggiunge spesso non solo quello commerciale-artigianale, con piccole aziende ed esercizi commerciali addossati al muro (bar, officine meccaniche, ecc.), ma anche quello operato da grandi aziende anche pubbliche (nei pressi di porta San Giovanni o di Castro Pretorio, ad esempio), istituti bancari nazionali o sedi e acquartieramenti militari. In tutti questi ultimi casi lo sfruttamento del monumento risulta tanto più pesante in quanto vengono occupate aree di notevole ampiezza, che rendono quindi di lunghezza elevata i tratti di muro occultati e resi inaccessibili.
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15 Set 17 alle 10.55 Dario Candela
14 Giu 19 alle 10.36 Marco Segnala per revisione Segnala per cancellazione
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