Sotto la rupe di San Cosimato le due rive dell?Aniene sono molto ravvicinate e costituiscono il punto più stretto nella omonima valle, per cui è logico dedurre che fin dell?antichità permettevano un agevole guado. A riprova di tali deduzioni è il ritrovamento di tracce di remote presenze umane, riportate alla luce in occasione dei lavori condotti nei primi anni del Novecento per realizzare la diga, sottostante la rupe, con cui l?Aniene è stato incanalato. Nella parete della rupe sottostante il Convento sono scavati due gruppi di cavità , note da tempo immemorabile; nel primo gruppo è compresa un?ampia cavità naturale la cui parte più interna, intatta, permette di osservare la saldatura di migliaia di stalattiti e stalagmiti calcaree. Accanto, un?altra cavità , chiusa con lastre di pietra, nella quale in passato, vennero gettate migliaia di ossa umane che la tradizione attribuisce ai caduti di un?importante battaglia tra Cristiani e Saraceni combattuta nei pressi nel 916 ma, più probabilmente, provenienti dalle sepolture delle vittime delle pestilenze verificatesi fra il 1500 ed il 1700. Proseguendo la discesa, lungo il sentiero si incontrano altri piccoli ambienti modificati dall?uomo e, a chiusura del percorso, una cappella intitolata a S. Michele Arcangelo.
Più in basso scendeva una lunga scalinata incisa nella roccia, in parte crollata: è la cosiddetta ?scala dei Frati? che consentiva ai monaci eremiti e poi ai frati del Convento di andare ad attingere acqua o lavare i propri sai presso il fiume. Il secondo gruppo di cavità è raggiungibile, invece, attraverso una scala che inizia in fondo al parco dell?Oasi Francescana e che si snoda con una galleria artificiale in ripida discesa al termine della quale s?incontra un sistema di piccole cavità naturali nelle quali si riconoscono un altare, alcune vaschette e nicchie e il luogo di ritiro del Beato Bonaventura.
Nel 1808 il Convento fu soppresso secondo i dettami napoleonici e, dal 1873, incamerato dallo Stato Italiano che lo annesse al Comune di Vicovaro: fu utilizzato prima come ospedale, poi come lazzaretto ed infine come Comando del vicino campo di prigionia. Nel 1925 venne affittato ai Frati e nel 1936, grazie al Podestà di Vicovaro, Antonio Santini, tornò definitivamente ai Frati della Provincia Romana; una lapide in marmo, presente all?interno dell?oasi francescana, ricorda questo definitivo passaggio. Iniziarono così nuovi lavori di restauro che furono poi continuati negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e poi ancora nel periodo del Giubileo del 2000. In quegli anni il Convento si trasformò lentamente in luogo di accoglienza, trasformando i piani superiori in camere da letto e diventando a tutti gli effetti, Casa per ferie. La gestione alberghiera fu curata dai Frati stessi fino alla fine del 2005, quando affidarono tale gestione ad una cooperativa sociale del luogo. I Frati conservano la loro presenza nelle attività pastorali e di cura della comunità locale.
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