Nel XVIII secolo e nel XIX secolo la zona del cimitero acattolico era chiamata "I prati del popolo romano". Si trattava di un'area di proprietà pubblica, dove si pascolava il bestiame, si conserva il vino nelle cavità createsi nel Monte dei cocci, dove i romani andavano a svagarsi. Dominava il tutto la Piramide di Caio Cestio che da secoli era uno dei monumenti più visitati dell'Urbe. Furono gli stessi acattolici a scegliere quei luoghi per le sepolture e ciò fu loro consentito da una deliberazione del Sant'Uffizio che nel 1671 acconsentì che ai "Signori non cattolici" cui toccava di morire in città venisse risparmiata l'onta di trovare sepoltura assieme alle prostitute e ai peccatori nel cimitero del Muro Torto. La prima sepoltura di un protestante di cui si abbia notizia ' ma altre dovettero quasi certamente precederla ' fu quella di un seguace del re esule Giacomo Stuart, dal nome di William Arthur, che morì a Roma dove era giunto per sfuggire alle repressioni seguite alle sconfitte dei giacobiti in Scozia. Seguirono altre tumulazioni, che non riguardarono solo cortigiani del sovrano Stuart che si era intanto stabilito a Roma. Il cronista Francesco Valesio riporta per il 1732 la notizia che il tesoriere del re d'Inghilterra, William Ellis, fu sepolto ai piedi della Piramide, accennando ad un uso consolidato. Nel tempo l'area aveva infatti acquisito la qualifica di cimitero degli inglesi, anche se i sepolti non provennero solo dal Regno Unito.
Le prime sepolture non furono evidenziate da alcuna memoria sepolcrale, che presero ad essere realizzate nella seconda metà del '700. Così ad esempio avvenne per quella di uno studente di Oxford, chiamato Langton[1], morto nel 1738 a 25 anni battendo violentemente la testa cadendo da cavallo. Secondo una diceria, Langton tenne un colloquio con il papa, nel quale espresse il desiderio di essere sepolto a Roma presso la Piramide Cestia[1]. Quando, nel 1928, si tennero degli scavi presso la Piramide Cestia, fu ritrovata la tomba di Langton, con la stessa iscrizione che ora è apposta sulla sua lapide.
Per quanto molti abbiano creduto di individuare concessioni papali, il sepolcreto si sviluppò senza alcun riconoscimento ufficiale e solo alla fine del '700 le autorità presero ad occuparsene: ad essere investiti di funzioni furono le autorità laiche nella figura dei Conservatori del Campidoglio e quelle ecclesiastiche, Vicario di Roma e Vicegerente. Controlli assai blandi per la verità e solo negli anni Venti del XIX secolo il Governo incaricò un custode di sorvegliare l'area e le funzioni cimiteriali. Il disinteresse pubblico era soprattutto determinato dal fatto che nella mentalità corrente, ove i cattolici concepivano la sola sepoltura nelle chiese, la disponibilità di un cimitero che prevedeva tumulazioni nella nuda terra non veniva considerata un privilegio.
All'inizio del XIX secolo nell'area cimiteriale sorgevano solo degli agrifogli, e non vi erano altri ripari per le tombe sparse nella campagna, ove pascolavano le greggi. I cipressi che adornano il cimitero sono stati impiantati successivamente.
Negli anni Venti dell'Ottocento la parte originaria del sepolcreto fu chiusa e si provvide alla realizzazione di un nuovo "recinto", delimitato oltretutto da mura, che fu poi seguito da altre estensioni.
Nel 1824 venne fatto erigere un fossato che cingeva la parte antica del cimitero. Anticamente erano vietate le croci o le iscrizioni, come in tutti i cimiteri acattolici, perlomeno fino al 1870[1]. Nel 1918 furono vietate le inumazioni.
Da tempo vi sono tombe comuni suddivise per nazioni: Germania, Grecia, Svezia e Romania (destinata ai romeni ortodossi apolidi).
Al 2011 la custodia e la gestione del cimitero era affidata alle rappresentanze straniere in Italia.
I grandi, centenari cipressi, il prato verde che circonda parte delle tombe, la bianca piramide che svetta dietro la recinzione di mura romane, insieme ai gatti che prendono il sole e passeggiano indisturbati tra le lapidi redatte in tutte le lingue del mondo, conferiscono a questo piccolo cimitero uno stile inimitabile. Come d'uso solitamente nei cimiteri anglosassoni, sono assenti fotografie sulle lapidi.
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