Attraversando via del Nazareno, se fosse stati in periodo imperiale avreste trovato il passo sbarrato dall’acquedotto Vergine.
Andando infatti in direzione di piazza di Spagna, a circa metà via sul lato nord una porticina a mezza costa rappresenta l’accesso a quello che un tempo era l’antico canale dell’acquedotto (è l’accesso al canale visibile sotto la Rinascente).
Singolare poi, dall’altro lato della strada e protetto da una fastidiosa inferriata, si può osservare lo scavo che mise in luce, ma ancora parzialmente interrate, tre arcate in blocchi bugnati di travertino poste ai lati di un fornice più grande. L’arco più grande non è un’opera originale della costruzione dell’acquedotto, ma fu fatto erigere da Claudio per celebrare la sua vittoria sui Germani.
Su di esso, un’iscrizione ricorda il restauro dell’acquedotto realizzato nel 46 d.C. da Claudio. Vi si legge: Ti(berius) Claudius Drusi f(ilius) Caesar Augustus Germanicus / pontifex maxim(us) trib(unicia) potest(ate) V imp(erator) XI p(ater) p(atriae) co(n) s(ul)desig(natus) IIII / arcus ductus aquae Virginis disturbatos per C(aium) Caesarem / a fundamentis novos fecit ac restituit
Tiberio Claudio, figlio di Druso, Cesare Augusto Germanico, pontefice massimo, rivestito per la quinta volta della potestà tribunicia, acclamato imperatore per l’undicesima volta, padre della patria, console designato per la quarta volta, ricostruì e restaurò dalle fondamenta gli archi dell’acquedotto dell’acqua Vergine, danneggiati da Gaio Cesare (Caligola
La citazione disturbatos si riferisce probabilmente alla costruzione di un anfiteatro nel Campo Marzio, iniziata da Caligola e mai portata a termine, e che aveva parzialmente danneggiato l’acquedotto. Claudio, succeduto a Caligola demolì l’anfiteatro in costruzione e ripristinò l’acquedotto.
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Auxilium petere ?
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