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Valpolicella, scoperta villa romana fra i vigneti: «Potrebbe contenere un tesoro»

  • di Grazia Pattumelli
  • 27 Mag 2020 alle 19.58

Valpolicella Villa Romana Mosaici

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In molti pensavano che i tesori di Negrar in Valpolicella fossero principalmente legati alla poesia della terra: distese infinite di filari da cui poi ottenere l’apprezzato Amarone. Invece, all’improvviso, potrebbe cambiare il futuro di questo paese a un amen da Verona e a mezzora dal Lago di Garda. Dopo decenni di tentativi falliti, è arrivata la grande scoperta: scavando pochissime metri in un vitigno è affiorata una parte della pavimentazione pregiata e delle fondamenta di una villa romana, probabilmente del III secolo dopo Cristo, le cui tracce erano state scoperte nel 1922 in una contrada denominata — profeticamente — «Villa»: gli archeologi fecero riemergere dai campi una vasta sala rettangolare a cui seguivano altre stanze e che aveva un porticato di forma quadrangolare che limitava un cortile interno. Nel 1975 era stata condotta una seconda campagna di scavi ma poi tutto era finito nel dimenticatoio per oltre 40 anni. La zona di Negrar apparteneva al pagus degli Arusnates, una popolazione di incerta composizione etnica che abitava la Valpolicella già prima dell’arrivo dei Romani intorno al II secolo. Vista la bellezza dei posti e la fertilità della campagna, si presume che ospitasse tante residenze «fuori porta» delle più influenti e ricche famiglie di Verona.
La scoperta
La pavimentazione a mosaico, dai mille colori, è di tipo geometrico ovvero quelle scelte e in uso ai proprietari più danarosi e potenti. La scorsa estate gli esperti della Soprintendenza di Verona, guidati dall’archeologo Gianni de Zuccato, hanno ripreso gli scavi ma, poi, si erano dovuti fermare a marzo per via della pandemia. Pochi giorni fa, la grande scoperta che ha confermato l’intuizione dello studioso.«I tecnici della Soprintendenza di Verona, con un carotaggio mirato del suolo, stanno parzialmente scoprendo i resti del manufatto ancora presenti sotto alcuni metri di terra con l’obiettivo di identificare con precisione l’estensione e l’esatta collocazione della antica costruzione», spiegano dal Comune. Lo stupore e la gioia del ritrovamento non ha lasciato nessuno con le mani in mano. «La Soprintendenza, di concerto con i proprietari dell’area e con il Comune — spiega sempre dal Municipio di Negrar — sta individuando le modalità più adeguate per rendere visitabile questo tesoro archeologico nascosto sotto le vigne dove nascono l’Amarone e il Valpolicella». Certo, non sarà immediatamente fruibile per i turisti perché per riportare alla luce ciò che la terra ha custodito come uno scrigno occorreranno finanziamenti cospicui ma la volontà c’è e si vuole percorrere insieme la strada che potrebbe portare a scoperte rilevanti e tanti visitatori.

La storia
In questo scorcio di Valpolicella, del resto, non è strano che i Romani avessero interessi. Il territorio di Negrar è stato abitato fin dalla preistoria, come testimoniano ritrovamenti risalenti al Paleolitico nella zona tra Montecchio e Montericco. Qui sono stati ritrovati elementi che fanno pensare come anche nell’età del Rame, gli abitanti estraessero tanta la selce. In località Novare c’è un acquedotto romano, scoperto alla fine del XIX secolo, che prendeva l’acqua di un torrente Roselle per condurla sino a a Verona. Una tomba rinvenuta nel 1952 presso l’ospedale di Negrar testimonia il passaggio dei Longobardi in zona. Poi dopo l’anno Mille nel territorio sono sorti diversi castelli e Negrar manterrà per secoli una posizione egemone nella vallata.