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Aquileia, i tesori della domus di Tito Macro e il maxi restauro dell’opera (Corsera)

  • di Grazia Pattumelli
  • 24 Set 2020 alle 12.05

Aquileia Domus Tito Macro

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Il padrone di casa si chiamava Tito Macro ed era certamente un facoltoso e influente protagonista della vita pubblica di Aquileia, importante snodo economico-politico della civiltà romana con i Balcani, il Nord Africa e il Medio Oriente. Altrimenti non avrebbe potuto permettersi la magnifica Domus che si estende ancora su una superficie di 1.700 metri quadrati, una delle più vaste tra quelle scoperte nel Nord Italia. Né avrebbe potuto possedere il bellissimo anello d’oro e pasta vitrea del II-III secolo dopo Cristo ritrovato negli scavi, né le 1.200 monete riapparse nell’area e nemmeno l’ulteriore «tesoretto» di 560 monete rinvenuto nell’atrio e ben nascosto in una buca intorno al 460, dopo la presa di Aquileia da parte di Attila, re degli Unni.

La nuova teca
Domani, venerdì, la Domus di Tito Macro verrà inaugurata sotto la nuova teca contemporanea che non solo valorizza i reperti della casa lunga complessivamente 77 metri e larga 25, ma permette ai visitatori di ammirare al riparo dal sole e dalla pioggia i magnifici mosaici (320 metri quadrati complessivi, tutti ripuliti e restaurati) e, nello stesso tempo, di valutare bene le volumetrie, la sistemazione interna degli spazi, i percorsi, le aperture da cui proveniva la luce e il rapporto tra spazi interni e spazi esterni. La teca «segue» la mappa della casa e, in qualche modo, la riproduce. L’intervento di valorizzazione, uno dei più vasti d’Europa di questo tipo, consiste in una costruzione in laterizio e legno sostenuta da pilastri d’acciaio che citano il tradizionale rosso pompeiano dell’interno delle Domus romane di quel periodo. Tra poco arriverà anche un allestimento multimediale che, grazie alla realtà virtuale, farà riapparire la casa esattamente com’era. Nessun intervento «pesante» né invasivo, dunque, ma uno strumento per apprezzare l’importanza del ritrovamento.

L’inaugurazione
All’inaugurazione di Giovedi 24 Settembre parteciperanno l’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, il motore di tutto il progetto, e Mario De Simoni, presidente e amministratore delegato di Ales, Arte-Lavoro-Servizi, la società in house del ministero dei Beni culturali che da quindici anni è impegnata nella valorizzazione e nella conservazione del nostro patrimonio culturale (il fiore all’occhiello è rappresentato dalle Scuderie del Quirinale). L’opera è costata 6 milioni di euro, finanziati in parte attraverso l’uso dei fondi regionali erogati alla Fondazione Aquileia e in parte col contributo di Ales. La risistemazione dell’area (indagata una prima volta, ma solo parzialmente, a metà del ‘900) è arrivata anche in seguito a un’importante attività di scavo realizzata tra il 2009 e il 2015 dall’università di Padova, Dipartimento dei Beni culturali, sotto la direzione dei professori Francesca Ghedini e Jacopo Bonetto: lavori condotti in convenzione con la Fondazione Aquileia e su concessione del ministero dei Beni culturali. Al loro gruppo di lavoro si devono tutte le ultimissime notizie scientifiche sul sito e anche la «lettura» definitiva del contesto: ovvero la precisa definizione della pianta e l’attribuzione della proprietà a Tito Macro, grazie al ritrovamento di un peso di pietra con maniglia che porta l’esplicita iscrizione «T. MACR.» La nuova copertura ha richiesto l’utilizzo di 230 tonnellate di acciaio, 115 metri cubi di legno, 1.100 metri di micropali e 1.400 metri quadrati di copertura in tegole (embrici, ovvero quelle piane, e coppi, quelle curve). La loro collocazione cita volutamente i tetti tradizionali delle Domus romane.

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