Cosa fare se trovi un reperto

Anfora Dressel IITutti ben sappiamo come sul territorio italiano si stratifichi una delle maggiori concentrazioni di reperti archeologici al mondo - probabilmente la più alta. Questa realtà, se da un lato ci attira la meraviglia (e le invidie) di quanti stranieri non possono vantare la nostra plurimillenaria storia, dall'altro ci espone al rischio che un patrimonio così vasto da non permettere di essere integralmente tutelato dallo Stato, diventi terra di conquista per tombaroli, trafficanti di antichità, collezionisti o emuli di Indiana Jones del fine settimana. Sotterranei di Roma propone perciò un vademecum rivolto al cittadino, affinché ognuno sappia come comportarsi nel caso inciampi – letteralmente, è il caso di dire - in un reperto di epoca villanoviana, etrusca, romana, paleocristiana, etc. Partiamo dalla considerazione che vanno considerati reperti archeologici non soltanto quegli oggetti che farebbero bella mostra nelle teche di un museo, come ad esempio armi, vasi, gioielli, monete. Qualunque testimonianza materiale di una società arcaica, per quanto all'apparenza insignificante e di scarso valore artistico, è infatti da considerarsi reperto. Anche un frammento di marmo o di osso.

Le nostre Leggi stabiliscono che tutto quanto proviene dal sottosuolo è proprietà della Repubblica Italiana e che detenere illegalmente materiale archeologico è reato. Perciò, anche se portassimo casualmente alla luce un reperto nel giardino di casa, apparterrebbe non a noi privati cittadini, ma a tutti quanti, quindi allo Stato come rappresentante dell'intera comunità. Ma allora cosa fare in quel caso? Prima di tutto è buona norma che si lasci il reperto esattamente dove si è rinvenuto, cercando sia di garantire che non venga danneggiato, sia di mantenere il riserbo sulla scoperta. Un oggetto antico, per quanto possa apparire integro o in buone condizioni, è estremamente fragile e facile da mandare in frantumi. Per valutarlo e studiarlo a pieno, è fondamentale che l'archeologo lo analizzi esattamente nel contesto in cui si trova, ed è probabile che lì dove è stato rinvenuto ve ne siano degli altri, perciò spostandolo anche di poche decine di metri significherebbe privare tutti noi di una enorme quantità di informazioni. Una volta perciò che sono state rispettate queste semplici regole, il cittadino deve provvedere a denunciarne entro 24 ore il ritrovamento alle forze dell'ordine, alla Soprintendenza oppure al sindaco del Comune di appartenenza. L'unico caso in cui la Legge permette di rimuovere un reperto, è quando sussista un rischio che quello può venire rubato o danneggiato. In tale circostanza se ne diviene temporanei responsabili, e ci si assume la responsabilità di custodire l'oggetto fino all'arrivo dell'autorità competente. Una serie di accortezze vanno ad ogni modo considerate: maneggiarlo con la massima cautela, scattare all'occorrenza qualche foto del ritrovamento e del paesaggio circostante, verificare che non vi siano altri reperti nelle vicinanze, individuare dei punti di riferimento per localizzare appropriatamente il luogo in vista dell'arrivo delle forze dell'ordine. E' severamente vietato qualsiasi tipo di intervento di pulizia sul reperto. Lavarlo, strofinarlo, anche spolverarlo da polvere e terra rischierebbe di cancellarne per sempre le informazioni utili alla sua datazione, ed è bene che di questo aspetto si occupi chi ne ha la competenza professionale. Lo Stato tiene in grande considerazione l'autore di una scoperta in campo archeologico, ed è pertanto prevista una ricompensa per chiunque scopra un oggetto antico e ne faccia regolare denuncia. Nello specifico, la Legge dà diritto a un premio che lo Stato corrisponde in denaro oppure con una parte dei ritrovamenti stessi. Se, ad esempio, la scoperta avvenisse non in terra ma in mare, il cittadino è tenuto a regolarsi allo stesso modo: lasciare l'oggetto dov'è e denunciarlo (entro 3 giorni) all'Autorità marittima. E' dunque sono da considerarsi 'scavatori clandestini' e perciò a rischio di pesanti sanzioni, tutti coloro che raccolgono materiali archeologici o che effettuano ricerche di reperti all'interno di zone di interesse archeologico senza regolare autorizzazione da parte del Ministero. Tenete a mente questo vademecum, amici di Sotterranei di Roma. Se amate, come lo amiamo noi, il patrimonio lasciatoci in eredità dai nostri avi, è questo che dovete fare!

 

Alessandro Staderini Busà

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